Inverno anomalo, troppo caldo: prezzi in aumento per olio e vino

18 Marzo 2024

Bomba (Cia): «Le temperature elevate e la mancanza di piogge hanno ridotto qualità e quantità» E proprio la carente disponibilità sul mercato potrebbe causare rincari per il consumatore finale

PESCARA. Qualità e quantità in calo per grano, mais, ortaggi, uva e olivi. Sono queste alcune delle conseguenze pesantissime per l’agricoltura pescarese di un inverno che inverno non è mai stato, e che è risultato il più caldo dal 1800 in tutta Italia, da quando cioè si effettuano le registrazioni.
«Secondo le elaborazioni dell'Isac-Cnr», spiega il meteorologo di 3bmeteo, Edoardo Ferrara, «l’anomalia termica complessiva ha portato una temperatura di ben 2.19°C sopra la media trentennale 1991-2020, che già di per sé è una media più alta rispetto a quella calcolata nei decenni precedenti. Si tratta di un valore davvero significativo se si pensa che è mediato su tutto il territorio nazionale e per tre mesi, dal primo dicembre al 29 febbraio, quando si è concluso l'inverno meteorologico. Se consideriamo solamente febbraio 2024, l'anomalia sale a ben +3.09°C, risultando il più caldo mai registrato, tutto questo nonostante l'ultima decade del mese abbia visto frequenti episodi piovosi».
MENO QUANTITÀ L’aumento consistente delle temperature e la rarità degli eventi piovosi hanno prodotto inevitabili conseguenze sull’agricoltura abruzzese. «Temperature insolitamente elevate e una precipitazione al di sotto della media hanno avuto un impatto significativo sulle colture, sollevando preoccupazioni riguardo alle conseguenze sul mercato agricolo locale e nazionale», commenta Domenico Bomba, presidente della Cia Chieti Pescara. «Le tradizionali colture, come grano, mais, ortaggi, uva e olivi, hanno subito notevoli danni a causa del clima anomalo. Le temperature elevate e la mancanza di piogge hanno compromesso lo sviluppo delle piante, riducendo la qualità e la quantità del raccolto».
VINO E OLIO Danni pesanti si contano sul settore vitivinicolo, reso ancora più fragile dalla stagione passata, appesantita dalla peronospora, il fungo che ha flagellato interi vigneti, dimezzando, se non oltre, la produzione. «L’uva, una delle colture più importanti della regione per la produzione di vino, ha subìto un impatto significativo», dice Bomba. «Le alte temperature durante la fase di maturazione hanno portato a una riduzione della produzione e a una diminuzione della qualità dell'uva, influenzando negativamente la produzione di vino e i profitti dei viticoltori abruzzesi. Analogamente, gli olivi hanno sofferto a causa della mancanza di umidità e del calore eccessivo. Queste condizioni hanno compromesso la fioritura e la formazione delle olive, portando a una prevista diminuzione della produzione di olio d’oliva».
PREZZI IN SALITA Quantitativi minori significano prezzi più alti che, secondo la previsione del presidente dell’associazione, cominceranno a fare capolino già nel prossimo trimestre. «Con una diminuzione della produzione e una domanda costante, è probabile che si verifichi un aumento dei prezzi al consumatore», preannuncia. «Il vino abruzzese e l’olio d’oliva, essendo prodotti di pregio e parte integrante della cucina italiana, vedranno probabilmente dei rincari a causa della ridotta disponibilità sul mercato. Ciò potrebbe avere conseguenze non solo sui consumatori finali, ma anche sull’industria enologica e dell’olio d’oliva, che dovrà affrontare costi di produzione più elevati e una riduzione delle scorte».
INVESTIMENTI Il cambiamento climatico, con i suoi effetti ormai tangibili, sta diventando una sfida costante per l’agricoltura e per l’economia regionale. Questo, secondo Bomba, richiederà «un approccio multifattoriale, che potrebbe includere pratiche agricole sostenibili, investimenti in infrastrutture idriche e strategie di adattamento climatico. Solo attraverso un impegno congiunto sarà possibile mitigare gli impatti negativi del cambiamento climatico sull'agricoltura e sull'economia».