Investì e uccise ciclista di 47 anni Il giudice lo assolve dall’omicidio

PESCARA. La notte dell'8 giugno del 2016, Giorgio Luongo, 45 anni, di origine napoletane ma residente a Pescara, travolge e uccide con la sua autovettura il romeno Ion Vlad, 47 anni, che percorreva...
PESCARA. La notte dell'8 giugno del 2016, Giorgio Luongo, 45 anni, di origine napoletane ma residente a Pescara, travolge e uccide con la sua autovettura il romeno Ion Vlad, 47 anni, che percorreva a piedi, trascinando la sua bicicletta, la circonvallazione tra lo svincolo di Pescara Colli e la galleria San Giovanni. Per quell'omicidio stradale Luongo venne posto agli arresti domiciliari perché trovato positivo all'alcoltest e poi condannato a sei mesi di reclusione (con il rito abbreviato) in relazione, però, alla «sola condotta dell'investimento del pedone e per la mancata osservanza dell'obbligo di fermarsi». È stato invece assolto con formula piena dalla guida in stato di ebbrezza e perché il fatto non costituisce reato dall'omicidio colposo. Oggi arrivano le motivazioni del giudice Nicola Colantonio, che lo scorso mese di ottobre emise la sentenza.
«Senza ombra di dubbio», scrive il gup, «il giudicabile si trovava in stato di ebbrezza dovuta all'ingerenza di sostanze alcoliche, tuttavia, esaminando la vicenda, deve considerarsi che l'accertamento di polizia interveniva a distanza di tempo dal sinistro, periodo nel quale, con certezza, l'imputato aveva fatto ritorno a casa e, verosimilmente, aveva consumato una bevanda alcolica: ciò è attestato dalle dichiarazioni rese dal prevenuto stesso e dalla teste S.P.; asserzioni che, pur provenendo da soggetti interessati al proscioglimento, non trovano elementi di smentita nelle restanti emergenze processuali».
Che cosa era accaduto? Luongo, percorrendo quella strada buia dove il limite di velocità era di 90 chilometri orario (e la polizia stradale confermò che l'automobilista viaggiava nel rispetto dei limiti), urta violentemente la vittima che finisce sul parabrezza dell'auto frantumandolo. Luongo percorre un chilometro, poi si ferma e chiama il carroattrezzi affermando di aver urtato forse il guard-rail.
«E' emerso incontestabilmente», scrive ancora il gup Colantonio nella sua sentenza, «che Luongo procedeva nel rispetto del limite di velocità imposto dalla legge e comunque a una velocità consona, tenuto conto del buono stato di manutenzione della strada e di quello meteorologico. Può affermarsi che l'imputato viaggiava nella propria corsia di marcia, atteso che impattava il pedone allo spigolo anteriore destro della propria autovettura. Deve considerarsi, peraltro, che il tratto stradale non era rettilineo, che sullo stesso non erano presenti presidi di illuminazione pubblica e che il Vlad indossava abiti scuri: elementi che chiaramente ostacolavano la possibilità di individuare la presenza dell'ostacolo anche a breve distanza. Deve aggiungersi, inoltre, che il tratto di strada in cui si verificava l'incidente era interdetto al traffico di ciclisti e dei pedoni. Quindi, la presenza di Vlad sulla carreggiata costituiva un evento certamente atipico, pericoloso e stravagante che, in quanto assolutamente irrazionale, poteva ritenersi imprevedibile».
In conclusione, secondo il giudice, non è possibile affermare che l'imputato abbia posto in essere condotte incaute.
«Ciò posto», conclude il gup, «è evidente che il prevenuto, dopo essersi reso conto di aver investito un uomo, invece di prestare soccorso, si dava volontariamente alla fuga abbandonando la propria autovettura sulla strada. Tale circostanza impone di adottare la sussistenza della penale responsabilità del prevenuto» in relazione all'investimento e al mancato soccorso.
Luongo, difeso dagli avvocati Giuliano Milia e Stefano Gallo, ha avuto anche la sospensione della patente per un anno.

