Investì l’ex sindaco Pace Condannato a otto mesi

Rito abbreviato per l’automobilista, oggi 67enne, accusato di omicidio stradale L’avvocato: da parte sua è costante il dolore per aver arrecato un così grave lutto
PESCARA. Sono passati quasi tre anni dalla morte dell’ex sindaco di Pescara, Carlo Pace, investito da un’auto il 27 marzo 2017 mentre attraversava la strada in via Silvio Pellico, e poi, qualche ora dopo il suo ricovero, deceduto nel reparto di Rianimazione. Ieri l’automobilista è stato condannato con il rito abbreviato a otto mesi di reclusione dal gup, Elio Bongrazio, per omicidio stradale.
Per l’imputato, oggi 67enne, è stata disposta anche la sospensione della patente per la durata di un anno e sei mesi. Il giudice ha poi riconosciuto sia le attenuanti generiche e sia la diminuente prevista per il concorso di colpa della persona offesa. Il pm aveva chiesto un anno. L’avvocato Matteo Cavallucci, difensore dell'imputato, aveva invece concluso per l’assoluzione e, solo in via subordinata, «per il minimo della pena con l’attenuante della concausazione dell’evento da parte del pedone (per l'improvviso attraversamento fuori dalle strisce pedonali)». Le motivazioni usciranno il prossimo 10 marzo.
I familiari di Pace, tramite i loro legali Giovanni Mangia e Sabrina Di Liso, hanno comunicato ieri al gup la rinuncia all'azione e alla costituzione di parte civile, dopo aver raggiunto un accordo transattivo con la compagnia assicurativa dell’imputato sui termini del risarcimento del danno.
«I familiari», sottolinea l'avvocato Mangia, «hanno ritenuto di revocare la costituzione di parte civile e definire in via conciliativa con la compagnia assicurativa in linea con i valori e i principi dell’ex sindaco, persona mite e altruista».
La notizia della morte di Pace, alla guida del Comune dal 1993 al 2004, ma anche ingegnere ed ex docente universitario all’università D’Annunzio, lasciò tutti increduli e commossi.
Era benvoluto da tutti i pescaresi e, infatti, l’intera città si strinse intorno alla moglie Rossana e ai due figli Bruno e Laura. Stando al capo di imputazione, l’automobilista investì Pace «così cagionandone la morte per colpa consistita in imprudenza, imperizia, negligenza e per violazione delle norme che disciplinano la circolazione stradale».
In particolare, «per avere omesso di ridurre la velocità di marcia del veicolo», nonostante che Pace «avesse iniziato ad attraversare con direzione mare-monti la carreggiata stradale». Da parte sua, la difesa ha sempre evidenziato come al suo assistito, tra l’altro risultato del tutto negativo all’alcoltest, si imputi un’imprudenza generica alla base dell’investimento. Il difensore attende ora di conoscere le motivazioni riservando di proporre appello, ma «riconosce l’indubbio equilibrio del tribunale nella valutazione complessiva delle rispettive responsabilità».
L’avvocato Cavallucci tiene comunque a precisare «come, al di là dell’esito della vicenda processuale, resti costante per l’imputato il dolore e il rammarico per aver arrecato, suo malgrado, un così grave lutto alla famiglia Pace».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

