Investì un 27enne Il giudice: non fu omicidio stradale

16 Gennaio 2024

CATIGNANO. Assolto perché il fatto non costituisce reato. Si conclude così, al Tribunale di Pescara, la vicenda sulla morte di Diallo Mamadou Thiana, il 27enne originario della Guinea travolto da un...

CATIGNANO. Assolto perché il fatto non costituisce reato. Si conclude così, al Tribunale di Pescara, la vicenda sulla morte di Diallo Mamadou Thiana, il 27enne originario della Guinea travolto da un furgone la sera del 9 luglio 2019 sulla strada regionale 602 tra Catignano e Civitaquana, e lasciato tra i rovi.
Alla guida del mezzo c’era un 42enne di Montesilvano residente nel Teramano che, a causa probabilmente della scarsa illuminazione non si accorse della presenza, sul bordo della strada, di Mamadou che venne colpito e scaraventato tra ile sterpaglie. Il corpo senza vita fu trovato nel pomeriggio del giorno dopo.
Dopo le indagini coordinate dal sostituto procuratore Marina Tommolini venne individuato il responsabile dell’investimento e si accertò che al momento dell'incidente stava parlando al cellulare.
Il conducente del furgone fu rinviato a giudizio per omicidio stradale e omissione di soccorso. Nel processo, l'Associazione italiana familiari e vittime della strada figurava come parte civile. Ieri, al termine dell'udienza, la richiesta di archiviazione da parte della stessa pubblica accusa e l’assoluzione, perché il fatto non costituisce reato, da parte del giudice Anna Fortieri. Tra i fatti emersi dalle indagini, il fatto che la strada era scarsamente illuminata e che il giovane stava camminando su un tratto dove non avrebbe dovuto.
Quella notte Diallo stava ritornando a casa dal lavoro nei campi. Da pochissimo era riuscito a trovare una sistemazione autonoma, come bracciante agricolo, e si era iscritto al sindacato Usb che per lui, nei giorni successivi alla tragedia organizzò un sit-in in memoria del giovane e di protesta: «Il ricordo di Diallo prende posto accanto a tutti quegli innocenti che pagano con la propria vita il costo di responsabilità che non gli appartengono», il commento di allora del sindacato.