«Io, Andrea e Dio Una vita normale fra musica e fede»

Veronica Berti, moglie-manager di Bocelli racconta il suo lavoro e la vita col tenore
di PIERO NISSIM
Intanto aggiorniamoci! Se ancora pensate al Bocelli di Lajatico, che ha tanti amici in Valdera, che va a prendere il caffè al Verano's Bar in Val di Cava, se pensate tutto questo, vi devo dire che siete rimasti indietro. Da almeno tre lustri Andrea Bocelli abita al Forte, di fatto è un versiliese d'adozione.
Certo le radici lajatichine rimangono ben salde, ma i rami ormai sono di pino di macchia mediterranea.
Comunque non è di Andrea che parleremo, ma di sua moglie Veronica Berti, che della ditta "The Voice" è direttrice o, se volete, Chief Executive Officer. La incontriamo nella sua casa a Vittoria Apuana. Casa, facciamo villa, visto che la struttura, in precedenza, era addirittura un hotel...
Signora Berti, ci spieghi il suo lavoro in cosa consiste, dalle piccole mansioni quotidiane ai grandi progetti...
«Sono accanto a mio marito ventiquattrore su ventiquattro, condividiamo da oltre tredici anni la vita privata e quella professionale. In quest'ultimo ambito ho maturato una serie variegata di esperienze, le più diverse, dalla realizzazione di booklet discografici ai rapporti coi media, alla gestione organizzativa di eventi concertistici di portata planetaria. Occupandomi del suo management, quando non siamo in giro per il mondo, svolgo il mio lavoro presso gli uffici che abbiamo all'interno della nostra casa... Per me quella professionale è una dimensione rilevante della vita: nella mentalità comune, se sei la moglie di un personaggio in vista, sei automaticamente autorizzata a non lavorare.... Francamente sono orgogliosa di poter dire che mi guadagno da vivere, anche se naturalmente faccio una vita meravigliosa, circondata da tanto affetto e tanti privilegi. Cerco di conciliare al meglio il ruolo di madre, moglie e manager: con risultati temo discutibili, provo però a far coesistere ruoli diversi, che richiederebbero, a dire il vero, costante e totale devozione... Nelle mille cose del quotidiano, insieme ad Andrea ci confrontiamo e talvolta ci scontriamo, in un rapporto che definirei paritario. Ma, indubitabilmente, essendoci vent'anni di cultura e di esperienza a suo vantaggio (un gap che, a colmare, ormai non provo nemmeno più), non passa giorno che io non impari da lui qualcosa di nuovo... Peraltro, oltre ad essere il mio compagno, Andrea è anche il mio migliore amico: quando sento il bisogno di sfogarmi con qualcuno, vado invariabilmente da mio marito!».
Quando a volte le ho telefonanato o scritto per invitarla ad un mio concerto, mi ha sempre risposto "Purtroppo siamo in partenza per..., stiamo tornando da..." (Russia, Asia, America...). Dopo averle organizzate, segue di solito Andrea anche nelle sue tournee? Dove sono state le ultime?
Gli sono accanto dal maggio 2002, e da allora non ho mai smesso di viaggiare. L'aereo è la nostra seconda casa, trascorriamo una parte rilevante della vita tra le nuvole, sicché posso dire che anche il mio ufficio è "viaggiante": è ovunque io possa disporre di un laptop e di un cellulare. Dato che Andrea è conosciuto ed amat. o in ogni angolo del globo (ed egli desidera rispondere a tanto affetto raggiungendo, per quanto possibile, il suo pubblico), abbiamo girato il mondo in lungo e in largo, tante e tante volte... Ci manca giusto il Circolo Polare Artico e qualche altra landa desolata! Scherzi a parte, ogni anno prevediamo numerosi tour negli Stati Uniti ed almeno uno in Asia, sovente programmiamo concerti in America Latina, ogni mese siamo in qualche capitale europea... È un ritmo faticoso da reggere, anche se resta sempre una gioia impagabile, verificare come la musica possa costituire un canale di comunicazione emozionale che sbaraglia le barriere culturali. Attenzione, infine, ad un possibile equivoco: fare musica e fare turismo, almeno nel nostro caso, sono attività pressoché incompatibili. In tour abbiamo un'agenda serrata che scandisce non solo le ore ma persino i minuti: ogni spostamento è programmato e possiamo ritagliare spazi esigui, se non inesistenti, per gite o escursioni. Delle località dove Andrea canta, spesso conosciamo l'aeroporto, l'albergo, il camerino e poco altro».
Immagino che la "macchina organizzativa" che lei dirige sia assai complessa! Quante persone sono coinvolte e in quali ruoli chiave agiscono i suoi collaboratori?
«La struttura è piuttosto snella. L'ufficio fa capo a me solo perché sono l'unica che riesce a rincorrere Andrea, uomo meraviglioso che però - pur conoscendo perfettamente l'opera che dovrà debuttare tra due o tre anni - non sa cosa farà il giorno dopo. E bisogna ricordarglielo il più tardi possibile, in modo tale che non se ne dimentichi di nuovo! Anche questa è la sua bellezza, altrimenti non sarebbe un artista e magari farebbe il mio lavoro. Io invece ho il compito di gestire la logistica, e lo faccio con passione, anche perché mi riesce meglio organizzare la vita degli altri, piuttosto che la mia. In veste di CEO di Almud (così si chiama la struttura che cura il business management del mio compagno), con una responsabilità così complessa sulle spalle, applico un principio che Andrea mi ha fatto comprendere essere vincente: pur non sottraendomi al giusto controllo ed al coordinamento delle molteplici dimensioni su cui spazia l'attività di management, tendenzialmente scelgo i professionisti migliori, in ogni campo, e poi demando. Ho imparato a fidarmi delle persone meritevoli, tenendo a bada costantemente il rischio e la vanità dell'atto di accentrare».
Una domanda più privata, anche se rispettosa del vostro privato (...) È noto che Andrea non vede. Lei, che le è moglie e compagna di vita, in qualche modo vede per lui? Riesce a raccontargli con le parole quello che lui non può vedere con gli occhi? Un tramonto in Versilia, un cielo stellato, una foto, la copertina dell'ultimo Cd?
«Ciò che la gente talora ritiene essere il primo problema di mio marito, in realtà egli stesso (e tutti coloro che gli sono vicino, me per prima) lo percepiamo come l'ultimo. Tante persone nel mondo possono guardare tutto senza, in realtà, vedere nulla... Come suggerisce lo stesso Andrea, ognuno deve avvicinarsi agli strumenti meravigliosi che Dio gli ha donato, cercando di mettere a frutto le proprie abilità e i propri talenti, facendo i conti serenamente con la propria storia. Il corpo umano è un prodigio senza eguali e i canali di comunicazione col mondo sono tanti e articolati. Mio marito mi racconta il mondo molto più di quanto io possa descriverlo a lui».
Andrea, e lei insieme a lui, siete conosciuti in tutto il mondo, in una carriera sempre in crescendo che non ha conosciuto pause, incertezze, momenti di crisi. In questa situazione "stellare" cosa vi aspettate dal futuro? Non si mette in moto una sorta di spirale che può creare un vuoto, un senso di disagio esistenziale? Come vi difendete da questo "pericolo"?
«Siamo persone normali, nel bene e nel male. Come tutti, dobbiamo vigilare sulla tentazione di mettere "io" al posto di Dio, badando bene a non cadere preda di quella che i greci chiamavano Hýbris, e cioè l'orgoglio, la superbia, un sentimento che è nemico della ragione quanto della fede. Fondamentale, a tal proposito, per la serenità di mio marito e mia, è proprio un percorso di fede, che ho intrapreso anche grazie ad Andrea, ormai molti anni fa. E che oggi è gioioso baricentro della nostra vita».
Ho finito le domande, almeno quelle che mi stavano più a cuore. A bloc-notes chiuso, continuiamo a parlare più informalmente, forse più intensamente (...).
La casa-hotel è alle mie spalle, forse sappiamo qualcosa in più del tenore più famoso del mondo e della sua bella moglie, che gli fa da manager o se volete da Chief Executive Officer, che in inglese suona meglio. O forse no. Magari per conoscere di più questa coppia, sarei dovuto andare ad incontrarli in Valdera, dove ancora spesso vanno a cercare gli amici di sempre, da Peccioli a Santo Pietro Belvedere di Capannoli. Ma intanto un dato è certo: sappiamo che Veronica Berti e il suo compagno vivono con i piedi a terra ma trascorrono “una parte rilevante della vita tra le nuvole”. Che persone distratte, Berti e Bocelli!...
(piero.nissim@gmail.com)

