«Io, in trincea, per combattere i tumori»

26 Gennaio 2024

Gianluca Sala, pescarese di 44 anni: «Volevo fare il calciatore, oggi gioco nel campo della ricerca»

Immaginate un calciatore in erba, con buone speranze di calcare i palcoscenici degli stadi più importanti in Italia. La sua aspirazione, però, confligge con le aspettative della famiglia che immagina per lui una laurea in Giurisprudenza e un lavoro sicuro, almeno secondo le previsioni. Poi, complice un viaggio negli Stati Uniti, la vita di Gianluca Sala, pescarese di 44 anni, cambia radicalmente.
Come folgorato sulla via di Damasco l’allora giovane speranza del calcio si appassiona alla ricerca e si getta anima e corpo negli studi scientifici, emulando la storia professionale di suo fratello.
«Nell'estate del 1991», ricorda Sala, «fui chiamato dalla squadra di calcio dell'Avellino, che allora militava in Serie B, a partecipare al ritiro pre-campionato con la prima squadra. Era un 'occasione unica, che avrebbe potuto spingermi verso il grande salto nel calcio professionistico. Non andò bene, non mi presero. Così, prima di iscrivermi all'Università, decisi di fare un viaggio negli Usa per raggiungere mio fratello maggiore, che ai tempi era un ricercatore negli Stati Uniti, a Philadelphia, alla Jefferson University, nel laboratorio del dottor Carlo Croce».
Quel viaggio fu un po’ la svolta della sua vita. «Conobbi da vicino il mondo della ricerca», continua, «la passione e la forza che animava tanti giovani, venuti da ogni parte del mondo a studiare, lavorare assieme su progetti di ricerca. Tutto mi affascinava di quel mondo: la libertà degli orari di lavoro, la possibilità di viaggiare, il dinamismo e l'idea del lavoro di gruppo. Fu così che al mio ritorno in Italia decisi di lasciare il calcio e la carriera di avvocato per iscrivermi alla facoltà di Scienze Biologiche all'Università "La Sapienza" di Roma».
Sala assicura di non essersi «mai pentito di aver fatto quella scelta. Il lavoro del ricercatore può essere molto duro ed in certi casi frustrante ma può regalare sicuramente momenti di grandissima soddisfazione. Dietro il nostro impegno c'è l'idea di poter contribuire nel migliorare la conoscenza dei meccanismi molecolari di molte patologie e quindi di aumentare le possibilità terapeutiche dei pazienti. Questo aspetto rende il nostro lavoro molto stimolante e lo rende probabilmente unico». Il suo progetto è stato finanziato insieme a quelli di altri quattro ricercatori abruzzesi (vedi pezzo in pagina). «È la seconda volta che Airc ritiene il mio progetto meritevole di finanziamento», dichiara soddisfatto, «offrendomi la possibilità di affermarmi come ricercatore indipendente. Spero con forza di poter raggiungere risultati scientifici rilevanti che possano contribuire all'avanzamento delle nostre conoscenze sulla malattia e su come migliorare le opzioni terapeutiche oggi disponibili».
IL PROGETTO
Lo studio tratta lo sviluppo di nuovi farmaci immuno-coniugati (Adc) per la terapia al neuroblastoma e glioblastoma. Il progetto di ricerca ha come finalità principale quello di verificare le potenzialità terapeutiche di una serie di farmaci che «stiamo sviluppando», osserva Sala, « attualmente a livello pre-clinico nel nostro laboratorio. I farmaci a cui stiamo lavorando appartengono alla classe degli immunoconiugati. Queste molecole "intelligenti" sono costituite principalmente da anticorpi monoclonali in grado di riconoscere in modo selettivo le cellule cancerose. Agli anticorpi vengono legati chimicamente potenti agenti antitumorali in grado di eliminare efficientemente le cellule maligne. Questo approccio terapeutico può essere considerato come una particolare chemioterapia mirata, che mira ad ottenere la massima attività curativa minimizzando gli effetti collaterali».
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