«Io, internato nel lager nazista»

5 Settembre 2015

Ad Abramo Rossi, 91 anni, è stata consegnata la Medaglia di Liberazione

PESCARA. È stata conferita ad Abramo Rossi la “Medaglia di Liberazione”, un riconoscimento che ieri mattina ha consegnato il prefetto Vincenzo D'Antuono nel corso di una cerimonia nella sala Tinozzi della Provincia. Il riconoscimento è andato a Rossi, nato a Colonnella nel 1924 ma residente a Pescara, quale internato militare italiano in un lager nazista durante la Seconda guerra mondiale, dall'ottobre del 1943 al maggio del 1945. Il suo attaccamento ai valori della patria e la sua riconosciuta resistenza passiva agli oppressori gli sono valsi il titolo di “Volontario della Libertà”. Con la medaglia, riconoscimento commemorativo del 70esimo anniversario della Liberazione, il ministero della Difesa intende ricordare l'impegno di coloro che hanno lottato per affermare i principi di libertà e indipendenza su cui si fondano Repubblica e Costituzione. Rossi, nonostante i suoi 91 anni, incontra volentieri bambini e i ragazzi delle scuole (sia a Pescara sia a Roma) di ogni ordine e grado, raccontando la sua "disavventura" e testimoniando ai giovani il valore dell'impegno per la democrazia e per la libertà del nostro Paese. Lo stesso Rossi, all'epoca carabiniere, ricorda il momento della cattura nel '43: «In genere, la mattina ci recavamo alle scuderie: la mattina del 7 ottobre, invece, con nostra grandissima sorpresa, ci fecero raggiungere il maneggio coperto. Qui ci venne comunicato che eravamo prigionieri delle truppe tedesche e che era impossibile tentare la fuga poiché la caserma era circondata da carri armati». Rossi venne portato nel lager 18° A a Trofaiach nella Stiria: «Dopo tre giorni, ci portarono alla mensa dell’accampamento e ci diedero due mestoli di brodaglia composta da rape, barbabietole e qualche patata e un chilo di pane diviso per tre nelle 24 ore». In quel periodo da prigioniero lavorò in fabbrica: «Non esisteva biancheria intima e l’igiene, come potete immaginare, scarseggiava ed era al limite dell’umana sopportazione (i parassiti proliferavano)». Nel '44 Rossi rifiutò anche di tornare in Italia come militare della Repubblica di Salò e per questo diniego fu costretto a restare una giornata intera faccia a terra. Poi nell'aprile del '45 il ritorno a casa. (l.z.)