«Io massacrato per aver chiesto silenzio»

17 Agosto 2018

Il 33enne in ospedale racconta l’aggressione di domenica sera. Ieri la visita di Blasioli per esprimere la sua solidarietà

PESCARA. «Non ho mai avuto problemi a Rancitelli, dove vivo dal 2015. Mai nessun episodio di violenza o di razzismo nei miei confronti. E domenica sera sono soltanto sceso in strada per chiedere di fare silenzio», perché dalla strada arrivavano gli schiamazzi dei clienti del ristorante sotto casa, all’angolo tra la via Tiburtina e via Lago di Capestrano. Ma è stato sufficiente formulare la sua richiesta e sono arrivate le botte che hanno portato il 33enne di origine nigeriana in ospedale con una emorragia cerebrale provocata dalla rottura di un’arteria. Ha rischiato grosso, benché in un primo momento le sue condizioni sembrassero buone. Se fosse passato altro tempo, avrebbe potuto rimetterci la vita. Lo hanno salvato i medici del reparto di Neurochirurgia dell’ospedale di Pescara. Quando è peggiorato, nella notte tra domenica e lunedì, lo hanno operato immediatamente e, dopo i primi giorni in Rianimazione, ieri è stato trasferito nel reparto di Neurochirurgia.
L’uomo, rimasto coinvolto in una rissa violentissima che ha visto la partecipazione di almeno una decina di persone, è rimasto «meravigliato», se non «sconvolto», di fronte a tanta violenza perché in tre anni non ha mai registrato problemi di convivenza a Rancitelli, nonostante la forte concentrazione di rom. E ieri mattina, ricevendo la visita del vice sindaco Antonio Blasioli e dei consiglieri comunali Tiziana Di Giampietro e Emilio Longhi, ha espresso il suo stupore per quella zuffa inattesa. «Non è arrabbiato ma appare frastornato, un po’ stordito», dicono i tre. Ha ancora la testa fasciata, dopo l’intervento, e «si sente poco bene», proseguono i rappresentanti del Comune dopo aver parlato con l’uomo, che è stato «cordiale» ma non parla granché bene la lingua italiana. Il 33enne, sposato e con tre figli, ha raccontato agli amministratori comunali del suo arrivo a Pescara, nel 2009. Dopo aver scelto questa città, dove lavora, ha deciso di restarci. Qui ha messo su famiglia. E dal 2015 non ha mai avuto problemi legati alla sua provenienza. E neppure di altro genere. Il primo e unico episodio di violenza di cui è stato protagonista è stato quello di domenica scorsa mentre era a casa con la famiglia e con alcuni connazionali. Vive sopra al ristorante dove si è verificata la rissa. E tutto è cominciato quando è sceso in strada per segnalare che arrivava troppo chiasso da chi si trovava davanti al ristorante, dove alcune persone stavano provando ad entrare nel locale ma sarebbero state respinte perché erano ubriache, almeno stando alla ricostruzione della polizia.
Nel momento in cui si è trovato di fronte i protagonisti degli schiamazzi, ha chiesto di abbassare la voce e ha fatto notare che l’odore degli arrosticini saliva fin dentro casa. La reazione è stata assurda. Sono partite le botte e con il passare dei secondi e dei minuti sul marciapiedi si sono succedute scene da Far West: volavano bicchieri, bottiglie, sedie e tavoli. Il 33enne è stato aiutato dai suoi connazionali, scesi in strada per salvarlo, e poco dopo è stato soccorso dal 118. All’arrivo della polizia c’erano poche persone, altre si erano già allontanate ma gli uomini della squadra mobile, diretti da Dante Cosentino, hanno identificato i protagonisti della zuffa per procedere alla denuncia dei responsabili. Un aiuto è arrivato da chi ha visto, da chi c’era e ha avuto il coraggio di parlare, e da un video pubblicato su Facebook che mostra la rissa. E anche la violenza usata per un nonnulla. Intanto il questore ha intensificato i controlli e il Comune annuncia che «l’attenzione sulla zona non calerà. Anzi si attende di convocare un’assemblea per decidere nuove azioni», annuncia Blasioli.