«Io partigiano in memoria dei nostri martiri»

7 Novembre 2016

Ettorre (91 anni) si unì ai combattenti a 19 anni: per spirito di patria e un po’ anche per incoscienza

L’AQUILA. «Rifarei tutto. Allora alla patria credevamo veramente». Oggi Arnaldo Ettorre ha 91 anni, ma conserva intatti i ricordi di gioventù. Sebbene ne siano trascorsi più di 70 da quando, nel 1944, si unì come alla Brigata Maiella per andare «verso il Nord». Momenti che rivivono limpidi e definiti nelle sue parole, in questa giornata speciale, in cui ogni partigiano ha il diritto di sentirsi eroe.

Perché si unì alla brigata?

«Erano i mesi successivi alla strage dei nove martiri. Quattro di quei giovani ragazzi uccisi erano miei compagni di scuola. Non era possibile rimanere indifferenti di fronte a quello che stava succedendo».

Non avevate paura?

«La paura c’era, ma c’erano anche l’incoscienza, la forza dei vent’anni e lo spirito di patria».

E il giorno più difficile?

«A 19 anni fui preso dai tedeschi a casa. Mi portarono in caserma e il giorno dopo partimmo forse per la Germania. Nessuno voleva dirci la nostra destinazione. Giunti a Firenze, era il marzo del 1943, decisi di tentare la fuga. Saltai un cancello di una caserma che confinava con l’Arno insieme ad un altro ragazzo. Era notte. Usciti trovammo uno dei mezzi che trasportava l’olio e ci infilammo tra le botti per affrontare il viaggio verso l’Abruzzo. A Perugia incappammo in un posto di blocco tedesco. In quel momento pensai che la mia vita fosse finita: se i tedeschi ci avessero trovato, ci avrebbero fucilato sul posto. Per fortuna pioveva e quegli uomini diedero solo una sbirciata tra le botti ma non si accorsero di noi».

C’era anche resistenza nei vostri confronti?

«Trovammo resistenza da parte di molti. Io facevo parte della seconda compagnia della brigata Maiella, comandata dal sostituto procuratore Mario Tratardi. Benché fosse padre di cinque figli, entrò nella Resistenza. Dette prima il suo contributo in armi per la liberazione dell’Aquila e partecipò poi attivamente alla guerra di Liberazione nel Nord, come capitano di una delle formazioni di “Volontari della Maiella” guidate da Domenico Troilo. Una sera ci chiamò per dirci di stare attenti, che non tutti erano amici. Cadde in combattimento mentre tentava l’assalto a Monte Mauro, dove i tedeschi si erano attestati. Da allora sono sempre rimasto vicino ai suoi cinque figli, per quanto mi è stato possibile».

Rifarebbe le stess?

«Oggi, a 91 anni, sarebbe difficile, ma lo rifarei. Allora alla patria credevamo veramente». ©RIPRODUZIONE RISERVATA