Irrompe in ospedale e ferisce il portiere
Esagitato accoltella a una mano un dipendente della cooperativa Diogene, che lo blocca e lo consegna alla polizia
PESCARA. Era esagitato, forse aveva bevuto troppo, urlava e non si capiva neppure che cosa volesse. Quando lo hanno invitato a uscire dal pronto soccorso, perché si tranquillizzasse, ha estratto un coltello dal marsupio e ha cominciato ad agitarlo, colpendo e ferendo una delle persone che cercava di farlo ragionare, un portiere dell'ospedale che lavora per la cooperativa Diogene. E' stato proprio lui a bloccarlo e atterrarlo e subito dopo, nel giro di pochissimi minuti, è intervenuto il personale della squadra volante, arrivato con tre pattuglie, che ha bloccato l'uomo armato e lo ha portato in questura, recuperando anche il coltello. E' solo l'ultimo di una lunga serie di episodi di intemperanza avvenuti all'interno del pronto soccorso, come racconta la vittima dell'aggressione, un 32enne di Montesilvano. L'altra sera era da poco passata mezzanotte quando si è presentato un uomo molto agitato, che ha cominciato ad inveire contro i presenti. Non è chiaro che cosa volesse ma, considerato che poteva creare problemi ai medici e al personale in servizio, è stato accompagnato all'esterno, nel tentativo di rabbonirlo e capire il motivo della sua alterazione. In quattro lo hanno condotto nel piccolo piazzale antistante il pronto soccorso, e cioè due addetti della Diogene e due vigilantes della società Aquila.
«Mentre ci insultava e ci minacciava di morte, ha anche cercato di aggredirci fisicamente con un coltello a serramanico di una decina di centimetri, dice il 32enne di Montesilvano. Io gli ho afferrato la mano con cui teneva l'arma e l'ho mandato a terra ma in quegli attimi lui si è girato e mi ha colpito alla mano sinistra, ferendomi di striscio», provocando delle ferite che poi sono state giudicate guaribili in sette giorni.
«Non è stata una bella esperienza, continua il protagonista del ferimento, anche se non mi sono spaventato. Al pronto soccorso ne vediamo ogni giorno di tutti i colori, a livello di aggressioni verbali, ma non avevo mai assistito a una cosa del genere né avevo mai vissuto niente di simile a livello personale. Da parte nostra non c'è stata alcuna violenza, anche perché gestire queste situazioni non rientra tra i nostri compiti. L'intenzione era solo di tranquillizzarlo» ma la situazione è degenerata e poteva accadere di peggio, se il 32enne non avesse avuto la prontezza di riflessi di bloccare lo sconosciuto e disarmarlo.
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