Isopensione, arriva la proroga fino al 2026

25 Marzo 2023

Consente l’uscita dal lavoro con sette anni di anticipo, ma l’azienda deve avere personale eccedente

L'AQUILA. Prorogata fino al 2026 l'isopensione, che consente di uscire dal lavoro 7 anni prima. Uno strumento di pensionamento anticipato introdotto dalla legge Fornero, che nel 2018 è stato rivisto portando da 4 a 7 gli anni necessari per il raggiungimento dei requisiti per l'accesso alla pensione. Ad una condizione: l'azienda deve avere più di 15 dipendenti e trovarsi inuna condizione di eccedenza di personale. Inoltre, per l'uscita anticipata, vanno stipulati accordi con le organizzazioni sindacali. Il Milleproroghe ha allungato la vita di altri tre anni a questo strumento.
COME FUNZIONA.
L’isopensione, detto anche assegno di esodo, prevede l’onere dell’uscita dal mondo produttivo a totale carico dell’azienda che, in sostanza, si impegna a versare all’Inps sia le somme per l’assegno sostitutivo della pensione (assegno di esodo), sia la contribuzione correlata. Durante il periodo dell’isopensione, il lavoratore percepisce un assegno sostitutivo della pensione e della relativa contribuzione, fino alla maturazione dei requisiti minimi, anche anagrafici, per la pensione di vecchiaia o quella anticipata. Di fatto, si tratta di una forma di prepensionamento, che compensa il lavoratore dello stipendio "perso" dall’interruzione del rapporto di lavoro fino al raggiungimento della pensione.
NECESSARIO UN ACCORDO.
L’accordo di esodo siglato con i sindacati deve avere l’autorizzazione dall’Inps, che valuta i requisiti contributivi del dipendente e la dimensione dell’azienda. È richiesta anche una fideiussione che garantisca la solvibilità dell’impegno finanziario preso nei confronti del lavoratore. L’assegno dell’isopensione corrisponde all’importo del trattamento che spetta al lavoratore secondo le regole vigenti, ovviamente in base alla contribuzione versata fino al momento della cessazione del rapporto di lavoro.
Da questo calcolo è esclusa la contribuzione che il datore di lavoro si impegna a versare per il periodo di esodo. Va fatto notare un passaggio: l’assegno di esodo non gode della perequazione automatica all’indice Istat e non permette trattenute, come nel caso di riscatti e ricongiunzioni o per la cessione del quinto.
CHI NE HA DIRITTO.
Il lavoratore non può farne la domanda in modo autonomo: l’isopensione deve essere richiesta dall’impresa con almeno 15 dipendenti, dopo aver stipulato accordi sindacali ben precisi, in cui vengano evidenziati gli esuberi e i lavoratori che possono accedere, entro 4 anni, alla pensione.
L’obiettivo è quello di incentivare l’esodo dei lavoratori più anziani in caso di eccedenza del personale. I lavoratori coinvolti aderiscono, accettando consensualmente la fine del rapporto di lavoro. L’assegno viene erogato fino al raggiungimento dei requisiti minimi per la pensione di vecchiaia o per quella anticipata.
La prestazione di esodo non viene trasformata automaticamente in pensione. Di conseguenza, l’interessato deve presentare in tempo utile la domanda di pensione all’Inps. I soggetti che percepiscono l'isopensione, come chiarito dall'Inps "non hanno alcun divieto di rioccupazione durante l’intero periodo del trattamento.
Possono, pertanto, svolgere qualsiasi tipo di attività, dal lavoro subordinato alle prestazioni occasionali, fino al lavoro autonomo tramite apertura della partita Iva, senza subire alcuna trattenuta sull’assegno da parte dell’Inps. (m.p.)