Istrici e cerbiatti, la natura in città

18 Maggio 2020

Nei mesi del lockdown recuperati dalla Forestale numerosi animali in strada

PESCARA. Sta bene ed è stato reinserito nella riserva naturale di Popoli, grazie al lavoro dei carabinieri del corpo forestale, l'istrice avvistato qualche sera fa in pieno centro a Pescara. È stato catturato da un cittadino in una vecchia gomma per automezzi, dove aveva trovato riparo, sempre in centro, prima di essere consegnato alla Asl che l'ha portato nel centro di recupero sulla riviera nord di Pescara. Qui il personale l'ha rifocillato, prima di chiedere l'intervento dei colleghi di Popoli che poche ore dopo l'hanno liberato.
Quello dell'istrice è stato solo l'ultimo di una serie di avvistamenti di animali selvatici avvenuti in città durante questi mesi, complice anche la tranquillità derivante dalla chiusura totale per il coronavirus. Sono stati visti caprioli, cervi, cerbiatti ma anche lupi in qualche caso. Diverse le segnalazioni arrivate al Centro, per le quali il comandante dei carabinieri del reparto biodiversità di Pescara Piero Di Fabrizio vuole fare chiarezza: «Il primo messaggio che mi sento di lanciare è di non toccare assolutamente qualsiasi animale trovato lungo la strada, specie se si tratta di cuccioli. Anche se possono sembrare soli o persi, è opportuno tenere a mente che la mamma non abbandona mai i propri figli. Può allontanarsi per cercare del cibo o per distrarre i predatori e difendere la prole. Ma torna sempre. Al contrario però, se sente l'odore dell'uomo abbandona il proprio figlio, decretandone la quasi certa morte».
Questo perché poi occorrerebbe qualcuno che svezzi il piccolo, operazione che non di rado sono costretti a compiere all'interno del centro di recupero: «Parliamo di animali che mangiano anche una volta ogni mezz'ora. Una volta che la mamma non li allatta più l'unica speranza per loro è l'aiuto dell'uomo. In ogni caso il loro reinserimento in natura diventa problematico, tanto che non di rado siamo obbligati a tenerli nei recinti. E questo diventa un peccato». Attualmente all'interno del centro di recupero si trovano poiane, falchi, civette, gufi, tartarughe, tutti in attesa di tornare in liberà dopo le cure, offerte anche grazie alla clinica veterinaria presente all'interno. Qui transitano circa 400 esemplari l'anno, la maggior parte dei quali recuperati dopo le segnalazioni da parte dell'utenza. «Oltre alla cura degli animali mettiamo a disposizione dei percorsi didattici per le scuole, sia attraverso una serie di lezioni da parte di nostri operatori, sia organizzando delle visite guidate qui nel centro», prosegue il colonnello Di Fabrizio. Che poi, dopo aver sottolineato come la pandemia abbia concesso alla natura di riappropriarsi dei propri spazi, chiude sul sempre più invadente problema cinghiali: «La soluzione? I lupi». È la natura che crea il suo equilibrio. Se i lupi inizieranno a scendere a valle come avvenuto in questi giorni anche la proliferazione dei cinghiali potrà essere ridotta».
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