Italcementi Scafa, licenziati 40 addetti

18 Ottobre 2016

Mazzata sull’occupazione nella Val Pescara dopo il passaggio al gruppo tedesco Heidelberg: altri trenta sono in mobilità

SCAFA. La Italcementi di Scafa al giro di boa. Entro la prima decade di novembre, scade la Cassa integrazione straordinaria per 40 dei 70 lavoratori (altri trenta sono in mobilità) e la direzione dell'azienda tedesca Heidelberg Cement, fa sapere molto crudamente che proprio in quei primi dieci giorni del prossimo mese saranno spedite novanta lettere di licenziamento ad altrettanti lavoratori Italcementi dei siti di Scafa (40) e Monselice di Padova (50).

I tedeschi lo hanno annunciato nel corso di un incontro a Roma, nella sede di Federmaco, con il coordinamento nazionale delle Rsu e le segreterie nazionali FenealUil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil. Per lavoratori e parti sociali è la prova che la volontà del gruppo industriale d'oltralpe vuole a ogni costo ridurre la presenza in Italia, giustificandola con le proiezioni del mercato del cemento che sono in forte ribasso. Dati che addirittura potrebbero mettere in discussione la sopravvivenza di altri siti produttivi con ulteriori esuberi di personale. «Senza il piano industriale da noi richiesto dopo l'acquisizione del gruppo Italcementi da parte di Heidelberg» afferma il segretario generale Fillea Cgil di Pescara, Massimo Di Giovanni, «ha portato a queste disastrose condizioni. L'assenza di un tavolo che negozi un piano del gruppo Italia e l'assenza degli ammortizzatori sociali sono prospettive inaccettabili» prosegue il sindacalista «il che impedisce qualsiasi processo di riorganizzazione. Ci aspettiamo dal governo un segno di concretezza sulla protezione sociale dei lavoratori».

Il confronto con la direzione Italia di Heidelberg Cement è stato aggiornato al 25 ottobre. Quel giorno si discuteranno anche la richiesta dei sindacati di estendere il piano sociale firmato a Bergamo ai lavoratori dei siti produttivi in difficoltà, e il rinnovo del contratto integrativo aziendale.

Per Scafa, si tratta di una vera mattanza. Ai 70 lavoratori aziendali se ne dovranno aggiungere altri 100 dell'indotto per i quali si perpetuerebbe la perdita definitiva del posto di lavoro. «In Italia, il calo della richiesta di cemento c'è stato» riprende Di Giovanni «da 45 milioni di tonnellate del 2008/2009 si è passati ai circa 18 milioni nel 2015. Tutto ciò dà la misura della crisi, ma questo non giustifica i licenziamenti, poiché c’è la possibilità di ottenere altri 12 mesi di Cigs e in questo arco temporale definire con la Regione altre ipotesi di utilizzo del sito di Scafa visto che qui esiste anche la Sama, che è titolare di una concessione per l'estrazione di roccia bituminosa».

In questo contesto, Di Giovanni si fa interprete di chiedere al governatore Luciano D' Alfonso e al vice Giovanni Lolli, che incontrerà oggi all’Aquila con i lavoratori, di istituire un tavolo di lavoro con tre obiettivi specifici: attuare iniziative al Mise e al governo, affinché il decreto attuativo del Jobs Act con 12 mesi di Cigs, ricomprenda anche Scafa; a seguire, rivalutare la Sama e infine creare le condizioni affinché tutto il sito, Cementieia e Sama, diventi appetibile».

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