Penne piange l’architetto Mirco Musa, ex segretario cittadino del Pd

17 Ottobre 2026

L’uomo lascia tre figli e la moglie Angela Pizzi, preside del Marconi e consigliera comunale

PENNE. Ha combattuto con forza e determinazione, ma non ce l’ha fatta contro la malattia diagnosticata poco più di un anno fa: Mirco Musa si è spento a casa sua, in contrada San Salvatore, a 51 anni. Architetto, libero professionista, lascia la moglie Angela Pizzi, dirigente scolastica dell'istituto tecnico "Guglielmo Marconi" di Penne e consigliera comunale eletta nella lista “Penne prossima”, e i loro tre figli Francesco, Alessandro e Nicolas, oltre al papà Dante e alla sorella Tiziana. La notizia del suo decesso ha letteralmente sconvolto Penne, dove Musa era molto conosciuto. La camera ardente è stata allestita nella casa funeraria “Oltre al Ponte di Sant’Antonio” (aperta dalle 9 alle 19), mentre il funerale è previsto domani alle 10 nella chiesa di San Domenico.

Numerosi i messaggi di vicinanza. Scrive il sindaco Gilberto Petrucci con l’intera amministrazione: «La sua determinazione e la sua straordinaria caparbietà hanno lasciato un segno profondo e indelebile nella nostra comunità. Il ricordo di un uomo e di una padre che ha affrontato la vita con forza e tenacia resterà vivo». Parole toccanti dal Pd cittadino, di cui Musa è stato segretario: «Ciao Mirco, è veramente difficile e duro accettare che non incontreremo più il tuo sorriso. Il tuo amore e il tuo impegno per la famiglia, gli amici, per il tuo prossimo e per tutta la nostra comunità sono stati grandi e incondizionati. È stato un dono prezioso e un onore aver percorso un tratto di strada insieme».

In segno di lutto, l’università della LiberEtà “Nicola Perrotti” ha annullato la lezione inaugurale fissata per il pomeriggio. A giugno, durante un consiglio comunale convocato sui temi della sanità locale, Mirco Musa aveva preso la parola per parlare della sua malattia, elogiando gli sforzi degli operatori sanitari che lo stavano curando, ma nel contempo puntando il dito contro i ritardi della Regione per i tempi di attesa e per il livello tecnologico delle apparecchiature. Aveva detto: «Quando si parla di sanità mi parte l'embolo. Il 28 giugno dell’anno scorso mi sento male e vado al pronto soccorso di Penne, grazie a un ecografo e a un dottore giovanissimo mi viene detto che ho delle macchiette da indagare poi con una Tac. Era un tumore al colon cieco con 28 metastasi. Poi ho girovagato per altre strutture ospedaliere di fuori regione per via dei tempi abruzzesi. A Pescara ho fatto la chemioterapia lunghissima, pesantissima: non ho potuto sottopormi a Penne perché chiudono alle 15! A Pescara comunque medici e infermieri molto ma molto professionali e attenti. Voglio dire questo, in altre parole: servono apparecchiature diagnostiche moderne e personale capace di utilizzarli. E poi fede, famiglia e amici... Io ho tutto questo».

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