Jennifer, la sentenza rinviata di un mese I parenti: devastante

18 Marzo 2021

La Corte d’Assise d’appello deve decidere sui futili motivi Ma servono altri documenti per definire la pena dell’assassino

PESCARA. La Corte d’Assise d’appello di Perugia non ha deciso, ieri. E ha rinviato tutto al 21 aprile. Perché mancavano dei documenti, che andranno acquisiti dalla Corte d’Assise d’appello dell’Aquila, dalla Corte di Cassazione e dal Tribunale prima di decidere sulla pena di Davide Troilo, il responsabile dell’omicidio di Jennifer Sterlecchini, la sua ex fidanzata, uccisa a 26 anni con 17 coltellate il 2 dicembre del 2016 in casa dell’imputato, mentre la giovane stava andando via per sempre. Il 18 settembre 2020 i giudici della Cassazione hanno annullato, con rinvio, la condanna di Troilo a 30 anni di reclusione per omicidio volontario perché l’aggravante dei futili motivi non è stata ben definita ma risulta determinante per la pena. Con il riconoscimento dell’aggravante si tornerà alla condanna originaria, ma senza l’aggravante la pena non potrà superare i 16 anni (trattandosi di rito abbreviato).
Il rinvio di ieri ha spiazzato i parenti di Jennifer, cioè la madre Fabiola e il fratello Jonathan perché speravano «nella fine dell’ennesimo incubo», ma così non è stato, dice per loro l’avvocato Rossella Gasbarri, che li rappresenta.
Ieri mattina Fabiola e Jonathan, con la sua fidanzata e l’avvocato Gasbarri, hanno raggiunto il cimitero per un saluto a Jennifer. «Speravano di portarle notizie, ma non è stato così», conclude Gasbarri.
Lo sconforto è tutto nelle parole di Jonathan. «Aspettavamo questo giorno con tantissima ansia e anche con fiducia. Pensavamo di mettere un punto sulla sentenza, anche se è sempre un punto ipotetico» perché in questa vicenda la parola fine non ci sarà mai, per il dolore che si porta dietro. «Rimandare tutto è devastante, è davvero pesante», dice ancora il fratello di Jennifer. «Pensavo e speravo di chiudere un capitolo, ma in effetti non si chiuderà mai. Però, è dura rimandare tutto di un altro mese».
Due giorni fa Jonathan ha affidato a Facebook i suoi pensieri, in attesa del pronunciamento di ieri che poi non c’è stato. «Stiamo ancora a pensare se fosse capace di intendere e di volere e se esistono o no i futili motivi. Mettetevi una mano sulla coscienza perché è impossibile che di fronte a queste cose non ne abbiate nemmeno un po’, non ci credo. Allora che la parola giustizia sia tale e almeno portate un po’ di rispetto per mia sorella». Dopo quel post ha ricevuto tanti commenti e messaggi, anche da parte di ragazze che hanno paura del proprio ex. «Io le invito a denunciare, ma poi mi rendo conto che spesso si interviene solo quando è troppo tardi».