Jennifer, la sentenza rinviata di un mese I parenti: devastante

La Corte d’Assise d’appello deve decidere sui futili motivi Ma servono altri documenti per definire la pena dell’assassino
PESCARA. La Corte d’Assise d’appello di Perugia non ha deciso, ieri. E ha rinviato tutto al 21 aprile. Perché mancavano dei documenti, che andranno acquisiti dalla Corte d’Assise d’appello dell’Aquila, dalla Corte di Cassazione e dal Tribunale prima di decidere sulla pena di Davide Troilo, il responsabile dell’omicidio di Jennifer Sterlecchini, la sua ex fidanzata, uccisa a 26 anni con 17 coltellate il 2 dicembre del 2016 in casa dell’imputato, mentre la giovane stava andando via per sempre. Il 18 settembre 2020 i giudici della Cassazione hanno annullato, con rinvio, la condanna di Troilo a 30 anni di reclusione per omicidio volontario perché l’aggravante dei futili motivi non è stata ben definita ma risulta determinante per la pena. Con il riconoscimento dell’aggravante si tornerà alla condanna originaria, ma senza l’aggravante la pena non potrà superare i 16 anni (trattandosi di rito abbreviato).
Il rinvio di ieri ha spiazzato i parenti di Jennifer, cioè la madre Fabiola e il fratello Jonathan perché speravano «nella fine dell’ennesimo incubo», ma così non è stato, dice per loro l’avvocato Rossella Gasbarri, che li rappresenta.
Ieri mattina Fabiola e Jonathan, con la sua fidanzata e l’avvocato Gasbarri, hanno raggiunto il cimitero per un saluto a Jennifer. «Speravano di portarle notizie, ma non è stato così», conclude Gasbarri.
Lo sconforto è tutto nelle parole di Jonathan. «Aspettavamo questo giorno con tantissima ansia e anche con fiducia. Pensavamo di mettere un punto sulla sentenza, anche se è sempre un punto ipotetico» perché in questa vicenda la parola fine non ci sarà mai, per il dolore che si porta dietro. «Rimandare tutto è devastante, è davvero pesante», dice ancora il fratello di Jennifer. «Pensavo e speravo di chiudere un capitolo, ma in effetti non si chiuderà mai. Però, è dura rimandare tutto di un altro mese».
Due giorni fa Jonathan ha affidato a Facebook i suoi pensieri, in attesa del pronunciamento di ieri che poi non c’è stato. «Stiamo ancora a pensare se fosse capace di intendere e di volere e se esistono o no i futili motivi. Mettetevi una mano sulla coscienza perché è impossibile che di fronte a queste cose non ne abbiate nemmeno un po’, non ci credo. Allora che la parola giustizia sia tale e almeno portate un po’ di rispetto per mia sorella». Dopo quel post ha ricevuto tanti commenti e messaggi, anche da parte di ragazze che hanno paura del proprio ex. «Io le invito a denunciare, ma poi mi rendo conto che spesso si interviene solo quando è troppo tardi».

