Jovanotti: Peter Pan e supereroe

Partito Lorenzo negli Stadi 2015, uno show tra cinema, cartoon e musica
ANCONA. Come un fulmine. Una saetta, tema dominante del palco, che attraversa gli stadi italiani compreso quello di Pescara il prossimo 22 luglio. Un lampo cui segue un boato: quello dei fan di Lorenzo Cherubini che cantano e ballano al ritmo della sua musica.
Dimenticate il concerto a tratti contraddittorio di due anni fa all'Adriatico. Il “Lorenzo negli stadi 2015” è un'altra cosa. Lo si è capito sabato ad Ancona, dove è andata in scena la prima di quella che non è un'esibizione canora ma uno spettacolo che unisce musica, cinema, tv e cartoons. «Come direbbero gli americani è uno show “larger than life”», spiega Jovanotti, «in cui tutto ruota intorno all'estate, ai cartoni animati e all'idea della “bambinizzazione” del mondo».
Lorenzo riparte e torna, per sua stessa ammissione, «un dj che si mette a fare il cantante». La band è la stessa del 2013, ma il risultato è diverso: «Eravamo novizi degli stadi, ora siamo noi stessi». Così va in scena uno spettacolo pop che ricorda Madonna e i Rolling Stones, ma senza farne il verso, bensì innovando. Fin dall'inizio. Si comincia con un corto con protagonista Ornella Muti: «La più bella per la mia generazione», spiega Lorenzo ricordando l’interpretazione in Flash Gordon. E non a caso l'attrice romana è una fata che arriva dal futuro: «Da un 2184 in cui l'ordine ha castrato le anime e soffocato il divertimento».
Quello della Muti non è l'unico cameo. Sul mega schermo che sovrasta il palco si alternano un Fiorello versione dj anni '70, un corto di Filippo Timi, l'amico Claudio Cecchetto e Carlo Conti nel ruolo del conduttore dell'Eredità, con il bassista Saturnino che sbaglia l'ultima domanda. «Volevo far vivere al pubblico l'emozione di un cinema all'aperto, non raccontare una storia, ma farlo entrare in un tunnel». E all'uscita c'è Lorenzo che canta, balla e “mangia” a larghe falcate un palco che si espande, si allunga e raccoglie il pubblico in un abbraccio: «Mi porta in diversi punti dello stadio. Non c'è mai un “centro” e nemmeno un frontepalco. Abbiamo la prima fila più lunga del mondo: tutto il prato è in prima fila». La parola d'ordine è disordine, ma tutto è organizzato. Il maestro d'orchestra è Jovanotti, che gioca al supereroe e al cowboy del futuro con costumi che ha collaborato a disegnare. Brani vecchi e nuovi si susseguono accompagnati da altri filmati: i cartoni che il team di Cartoons network ha disegnato per lui e i video di Adventure Times. «L'idea di raccontare la “bambinizzazione” del mondo nasce dai cartoni animati che ho guardato e che guardo con mia figlia. La mia è la prima generazione a condividere interessi socioculturali con i figli», osserva Jovanotti.
L'altro tema è l'estate: «La stagione in cui ho iniziato a fare questo mestiere, in cui ho scoperto la musica e me stesso». In estate si balla sotto le stelle e Jova riesce nell’obiettivo con una scaletta che man mano assume forme disco. E il ritmo trascina i 30mila di Ancona tra cui c'è un eterno ragazzo: Gianni Morandi che, come Gabriele Muccino e Valentino Rossi, non si è perso la prima e ha ballato sugli spalti come un fan qualsiasi. Un successo? Sì, ma non scontato. Perché se è vero che basta un mix di sue canzoni per riempire gli stadi, altrettanto vero è che fare uno spettacolo è un altra cosa. «Prima che la fase di ideazione fosse finita, avevamo venduto migliaia di biglietti», spiega Lorenzo, «potevamo smettere di pensare, non lo abbiamo fatto». E ora non ci si ferma più perché, dopo il pienone ad Ancona, il tour prosegue senza soste. Subito tre date consecutive a Milano, record per un cantante italiano, poi Padova, Firenze, Bologna, Roma e Messina. Il 22 luglio la data dell'Adriatico di Pescara (prevendita www.alhena.it oppure ciaotickets.com e ticketone.it). E infine Napoli e Bari. Ultime occasioni per vedere uno spettacolo che si candida a diventare simbolo di questa estate canora. Due ore e mezzo di musica, filmati e passione. Perché per restare un "Ragazzo fortunato" bisogna metterci l'anima... sempre.
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