Là dove batte il cuore di tenebra

Rivisondoli premia oggi Franca Leosini, autrice di “Storie maledette”
RIVISONDOLI. Franca Leosini (in alto nella foto di Stefano Colarieti), il volto televisivo delle “Storie maledette” riceverà oggi il premio giornalistico Città di Rivisondoli “in considerazione della qualità, del rigore e dell'impegno profuso nella sua attività”.
Leosini, lei è partita dalle pagine dell'Espresso, per poi passare alla guida di Cosmopolitan e arrivare in tv. Una carriera lunga e ricca di successi. Ma quante difficoltà ha incontrato?
«Sono stata molto fortunata. Nelle vita esiste la fortuna e il talento, io sicuramente non ho fatto una lunga gavetta come tanti, ma sono immediatamente entrata nel circuito dei grandi giornali. Le difficoltà ci sono sempre state, ma nel mio percorso sono stata fortunata, perché diciamo che non mi sono fatta sfuggire delle ottime occasioni e ho superato in questo modo anche gli ostacoli».
Una di queste ottime occasioni è stata l’intervista allo scrittore Leonardo Sciascia.
«È stata memorabile. Io avevo 23 anni e lo conobbi per caso perché era un amico di famiglia. In quel periodo lui non parlava, ma poi con me si aprì. Dei conoscenti sapevano che avevo una passione per Sciascia e me l'hanno fatto incontrare. L'ho conquistato e ho vissuto per tanti giorni a stretto contatto con lui. Poi durante un pranzo un giornalista dell'Espresso mi chiese di dare al giornale il mio lavoro e da lì è partito tutto».
Dall'Espresso è arrivata poi Cosmopolitan, un “femminile”, dove non si parlava però solo di make up. Che impostazione gli diede?
«Lo scoop sull'Espresso mi ha aperto tante porte, mi chiesero di dirigere Cosmopolitan e io accettai. E' stata un'esperienza di appena un anno, ma molto interessante. Andai in America a vedere come gestivano la rivista, poi però entrai in contrasto con l'editore perché voleva "scimmiottare" troppo il Cosmopolitan americano. Alla fine mi sono dimessa perché le donne italiane hanno una cultura diversa da quelle americane. E io non prostituirò mai il mio cervello».
Il suo volto oggi è associato alle “storie maledette” in cui lei dà voce agli autori di delitti che hanno molto impressionato l’opinione pubblica.
«Ho dato il via a un filone di giornalismo di cui nessuno si occupava. “Storie maledette” è un unicum perché ripercorro insieme agli autori dei delitti la loro storia».
Spesso sono persone “normali”.
«In ciascuno di noi batte un cuore di tenebra, nessuno può dire “io da quelle storie non passerò».
Come organizza il lavoro per il suo programma?
«Studio tutti gli atti del processo, la cultura del luogo, le persone coinvolte. E' un percorso molto complesso. Non è cronaca noir, di cui ne vediamo fin troppa. Ognuno di noi potrebbe essere il protagonista. Io cerco di capire e mostrare come queste persone dalla quotidianità sono arrivate a un gesto estremo che mai si attribuirebbe a chi l'ha commesso».
Da giornalista è diventata anche una cosiddetta “icona gay”. In che modo ha conquistato il popolo omosessuale?
«Sono orgogliosa, non so per quale alchimia il mondo gay mi abbia scelto. Sono stata molto attenta ai problemi legati alle ingiustizie delle persone che hanno solo il torto di amare. Oggi per fortuna si sta consolidando la normativa che regolerà le unioni civili, un grande passo avanti. Sono molto fiera di essere la loro icona».
L'Abruzzo le conferirà il premio giornalistico a Rivisondoli. Sarà un modo per conoscere meglio questa regione?
«Amo l'Abruzzo ma lo conosco poco. Trovo che questa iniziativa sia lodevole perché è molto importante unire cultura, sport e paesaggio e mettere quindi una realtà paesaggistica come Rivisondoli in una situazione di prestigio».
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