L’abbandono spiegato ai ragazzi

Incontro con la scrittrice Di Pietrantonio vincitrice del Campiello
MONTESILVANO . Il tema dell’abbandono e quello della maternità. La sorellanza e la resistenza al dolore di esistere. L’uso di una parola essenziale ma evocativa, capace di arrivare direttamente al cuore dei lettori. L’Abruzzo, presente fin dal titolo: “L’Arminuta”, “la ritornata” in dialetto. Mattinata speciale per i ragazzi dell’Istituto tecnico Alessandrini di Montesilvano. Le classi 1 A e 1 B dell’indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing e 1 A e 1 B dell’indirizzo Turismo hanno incontrato, nell’aula magna dell’istituto, la scrittrice Donatella Di Pietrantonio, originaria di Arsita e pennese di adozione, vincitrice dell’edizione 2017 del prestigioso Premio Campiello. La Di Pietrantonio ha inaugurato il ciclo di “Incontri con l’Autore”, nell’ambito del progetto “Biblioteca”.
All’iniziativa hanno collaborato e preso parte gli allievi della classe 5 A (indirizzo Afm), nell’ambito del progetto di Alternanza scuola-lavoro. La ritornata.
Una ragazzina di 13 anni che, improvvisamente, scopre di non appartenere alla famiglia con cui è cresciuta e viene restituita a quella biologica. Dalla città, dall’agiatezza, l’Arminuta si trova catapultata in un ambiente a lei sconosciuto: quello di una famiglia poverissima dell’entroterra abruzzese. Siamo negli anni Settanta e la pratica dei bambini donati dalle famiglie indigenti e numerose a coppie sterili benestanti era molto comune. Tante le curiosità degli alunni con cui l’autrice si è confrontata. «Il Campiello è stato il riconoscimento a un’attività che ho sempre coltivato un po’ in segreto». Dentista di professione, scrittrice per passione da sempre. «Pur scrivendo fin da bambina, ho cominciato a proporre i miei testi solo qualche anno fa. Ho esordito come scrittrice a quasi 50 anni, prima non ci avevo mai creduto abbastanza. Ma la scrittura mi ha sempre accompagnata», ha raccontato. A chi le ha chiesto quanta parte di lei ci sia nel libro, ha risposto: «Non è autobiografico, ma l’autore c’è sempre, nelle sue storie e nei suoi personaggi. L’abbandono fa parte dell’esperienza umana, un vissuto davanti al quale, prima o poi, la vita mette tutti. Questo libro parla molto anche di maternità, tema per me ricorrente».
C’è chi si è appassionato alla storia, immedesimandosi nella protagonista; chi ha parlato di libro «coinvolgente ma anche pieno di amarezza, che fa riflettere»; chi è rimasto colpito dal fatto che non sia stato mai svelato il nome della protagonista. «Il nome è ciò che più rappresenta la nostra identità al mondo», ha dichiarato la scrittrice. «Quella dell’Arminuta è una storia di abbandoni ripetuti, la costruzione della sua identità è fortemente ostacolata. Dice: non sapevo a chi appartenevo. Per costruire un’identità, l’appartenenza è una condizione fondamentale».
La Di Pietrantonio ha parlato anche dell’incontro con i libri dell’ungherese Agota Kristof, che l’ha portata a preferire uno stile «asciutto ed essenziale, molto più efficace nel trasferire le emozioni al lettore».
Rosa Anna Buonomo

