«L’Abruzzo non vende l’acqua»

2 Settembre 2024

Dopo l’allarme di privatizzazione lanciato da Di Matteo, la replica della Regione

PESCARA. «Non permettiamo quello che qualche esponente della Regione sta già facendo: spostare le nostre acque del Tirino verso la Puglia o altre regioni, con un progetto che tutti hanno paura a cacciare ma che è già in atto, perché si potrebbero creare gravi difficoltà». Con queste parole, Donato Di Matteo, consigliere comunale di opposizione e consigliere del cda dell’Aca, ha lanciato l’allarme sulla gestione dell’acqua. Di Matteo ha parlato così durante il consiglio comunale di giovedì scorso: «C’è il rischio che il sistema dell’acqua non sarà più pubblico per il tentativo di privatizzarlo», ha detto ancora.
E ieri dalla Regione è arrivata la replica. «La nostra regione non ha alcuna intenzione di vendere o regalare l’acqua abruzzese a nessuno, soprattutto in questo periodo di difficilissima gestione della vitale risorsa per le famiglie e le aziende del territorio. Al contrario, considerando l’esigenza idrica, il 12 settembre ci sarà una nostra commissione congiunta per affrontare il tema invitando i rappresentanti del settore». A intervenire sono i presidenti della II e III commissione permanente del Consiglio regionale, Emiliano Di Matteo e Nicola Campitelli, che stigmatizzano lo studio universitario commissionato da Acquedotto Pugliese a due atenei, tra cui l’Università di Chieti-Pescara, che sarà presentato lunedì prossimo nella sede della Cgil a Pescara, e sottolineano: «Uno studio simile che prevedeva la possibilità di utilizzare l’acqua abruzzese per rifornire la Puglia», ricordano, «era già stato realizzato prima nel 2001-2003 e poi nel 2020, ma ovviamente è sempre rimasto un esercizio accademico, nulla di più. Sarà così anche questa volta non per motivi campanilistici ma per ragioni tecniche e ambientali», concludono Di Matteo e Campitelli.