L’Abruzzo perde Amarena: uccisa con un colpo di fucile

Avvistati nella notte i due cuccioli. Indagato un imprenditore di San Benedetto dei Marsi Utilizzata una pallottola per cinghiali, in casa dell’uomo sequestrate tre armi e 9 cartucce
SAN BENEDETTO DEI MARSI. L’orsa Amarena cerca scampo e si avvia barcollando verso l’uscita della casa. Perde sangue, rantola. Non trova più i due cuccioli. Chi la assistite negli ultimi istanti della sua esistenza racconta di aver visto la luce spegnersi nei suoi occhi, in una lenta agonia che diventa il finale buio di questa triste favola per l’Abruzzo. Amarena muore così, sette mesi dopo la tragica scomparsa del figlio Juan Carrito, travolto e ucciso da un’auto a Castel di Sangro. Un simbolo della regione, come Juan Carrito, anche stavolta ucciso dall’uomo, con modalità che hanno scatenato una ondata di indignazione a livello nazionale. L’orsa F17, la sigla con cui il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise l’aveva battezzata, è stata raggiunta da un colpo di fucile (calibro 12) di marca Bernardelli. Un colpo a palla unica, di quelli impiegati per la caccia al cinghiale, esploso da distanza ravvicinata, che presumibilmente è entrato nel fianco dell’animale. A sparare è stato un commerciante di San Benedetto dei Marsi, Andrea Leombruni, che ha raccontato di essersela trovata davanti e di aver sparato d’istinto, per paura. Sceso nel giardino della sua casa lungo la strada Valeria perché, ha detto, aveva sentito dei rumori e pensava alla presenza dei ladri.
INDIVIDUATI I CUCCIOLI
I due cuccioli, ammirati in tanti video e foto negli ultimi mesi, sono stati avvistati nella notte. Fuggiti nella confusione generata dopo l’accaduto, intorno alle 23 sono stati notati da alcuni cittadini. Dopo che per ore erano andate avanti ricerche nella zona del Fucino con decine di carabinieri, forestali, volontari e droni. Si tenterà di recuperarli.
L’INDAGINE
L’uomo è indagato dalla Procura di Avezzano con l’accusa di uccisione di animale per crudeltà o senza necessità. Il colpo ha centrato Amarena all’altezza dei polmoni, causando una emorragia fatale. Tante risposte potranno però arrivare dalla necroscopia che il procuratore Maurizio Maria Cerrato disporrà a breve, con il contraddittorio tra le parti (i legali dell’indagato avranno la possibilità di nominare un loro consulente). Decisivi saranno anche gli esami per accertare l’esatta distanza della fucilata, la traiettoria del proiettile, il punto d’impatto. I carabinieri hanno trovato e sequestrato un bossolo esploso calibro 12 di colore verde a una certa distanza dal punto in cui l’uomo ha detto di aver sparato. Ed è l’unico elemento che per ora non collima col racconto del commerciante.
Chi è l’indagato
Leombruni ha 56 anni, compiuti lo scorso 17 gennaio, ed è un imprenditore conosciuto a San Benedetto e nel circondario. Insieme al fratello gestisce l’omonima norcineria e azienda per la lavorazione delle carni, attiva da oltre 40 anni, che si trova lungo la strada Valeria al civico 89.
AMARENa
Per il Parco era una delle orse più prolifiche degli ultimi cento anni. Sei i cuccioli dati alla luce nella sua pur breve esistenza. Era stata chiamata così perché fin dalle prime incursioni nella Valle del Giovenco amava cibarsi di ciliegie o amarene. Un’orsa anche molto problematica vista l’abitudine a frequentare i centri abitati. Ragione per cui era stata dotata di radiocollare, perso però il 14 maggio 2017. Così scriveva il Parco a proposito di Amarena e delle sue incursioni: «Nei primi giorni di luglio 2017 una nuova ordinanza sindacale impediva all’Ente Parco e ai carabinieri forestali di mettere in atto le azioni di dissuasione nel comune di Bisegna e nella frazione di San Sebastiano. Alla prima ordinanza ne sono seguite altre tre che hanno revocato ogni volta la precedente, determinando una situazione di confusione nelle attività di dissuasione. Questo ha di fatto reso vana tutta l’attività svolta nel 2016 e ha fatto sì che, nel 2017, il comportamento dell’orsa Amarena sia peggiorato: da giugno a oggi non ha mai smesso di frequentare i centri abitati». E, ancora: «Amarena ha utilizzato i centri abitati per 132 giorni su 156 di monitoraggio, ovvero nell’85% dei giorni, una percentuale di gran lunga maggiore rispetto al 2016». Fatto che può far capire tanto sui problemi legati alla gestione. Perché in tanti anni poco è cambiato.
ARMI SEQUESTRATE
In casa di Leombruni sono state sequestrate le armi appartenenti all’uomo. Si tratta di due fucili calibro 12 (uno marca Bernardelli e l’altro marca Benelli), una canna di fucile, una carabina ad aria compressa marca Hwm calibro 4,5. Sono state sequestrate anche 9 cartucce calibro 12 a palla unica (di varie marche). I carabinieri hanno accertato che l’uomo possiede un regolare porto d’armi rilasciato il 26 giugno 2019 dal commissariato di polizia di Avezzano.
LA TESTIMONIANZA
È quella del guardiaparco Michela Mastrella di Villavallelonga: «Eravamo nei paraggi perché ci avevano segnalato la presenza degli orsi a San Benedetto. Abbiamo sentito uno sparo. Siamo stati indirizzati verso l’abitazione e abbiamo trovato il cancello aperto. La persona indagata ci è venuta subito incontro dicendoci che aveva fatto un guaio. Non sembrava neppure Amarena, appariva più piccola, ma quando ha sollevato la testa l’abbiamo riconosciuta dalla caratteristica cicatrice sulla fronte. Era ancora viva, agonizzante, è morta dopo un bel po’. Nel frattempo i due cuccioli erano saliti su una pianta ma probabilmente con tutto quel trambusto si sono spaventati e sono fuggiti. Adesso la loro sopravvivenza è la nostra priorità».

