L’Abruzzo ricorda Marcinelle 64 anni fa la strage in miniera

Cerimonia a Manoppello: nel ‘56 morirono 262 operai, di cui 43 arrivati dalla Val Pescara Il presidente Marsilio: «Li chiamavano musi neri, la loro vita valeva meno del carbone»
MANOPPELLO. Si è svolta ieri a Manoppello la 64esima commemorazione delle vittime della tragedia mineraria del Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio, avvenuta l’8 agosto 1956: «Una fiammella da tenere sempre accesa per tracciare continuamente la nostra storia, coltivare l’albero della memoria che ha radici profonde ma che è capace di guardare al cielo», come ha detto il senatore Luciano D’Alfonso durante la cerimonia di deposizione della corona di fiori al monumento, nella omonima piazza di Manoppello.
In quel disastro persero la vita 262 minatori, di cui 162 italiani: 43 di questi ultimi provenivano dalla Val Pescara (23 di Manoppello, 9 di Lettomanoppello, 11 di Turrivalignani) e 1 da Farindola. Sulle cause della tragedia si sta ancora indagando, come si sta valutando anche l’operato, in quell’occasione, delle autorità belghe, che avrebbero lasciato le vittime nelle profondità della miniera (oltre 1.035 metri) per l’impossibilità di riportarle in superficie, riempiendo le bare di zavorra per renderle pesanti nel giusto modo.
Ieri alla cerimonia, tanti i minatori vestiti con gli antichi panni degli operai di Marcinelle con caschetto e lanterna, a rendere omaggio a quei lavoratori che con il loro sacrificio estremo hanno fatto sì che Manoppello fosse nominata “Città Martire” e che la giornata dell’8 agosto fosse dedicata al “Sacrificio degli italiani nel mondo” per causa del lavoro, ricorrenza nazionale istituita alcuni anni fa dall’allora ministro Mirko Tremaglia. Presenti alla commemorazione il sindaco Giorgio De Luca, il prefetto di Pescara, Giancarlo Di Vincenzo, per la Regione il presidente Marco Marsilio, il vicepresidente Domenico Pettinari e il consigliere Guerino Testa, il presidente della Provincia Antonio Zaffiri.
Con loro, tanti sindaci dei comuni del Pescarese, i più alti comandi dell’Arma dei carabinieri e della polizia di Stato. E ancora, con le lacrime agli occhi, Lucia Romasco, una delle due vedove di Manoppello (insieme a Maria Di Valerio), e i tanti figli e nipoti segnati comunque dalla perdita prematura e tragica dei loro padri e nonni.
Viva commozione nella piazza Marcinelle, approntata con poster della tragedia e pagine dei giornali dell'epoca, in una mostra intitolata “Cuore amaro” a cura delle associazione “Marcinelle, per non dimenticare” e “Bosco dei ricordi di Max Pelagatti”, a cura di Enrica Buccione e finanziata dalla Fondazione PescarAbruzzo. La deposizione della corona al monumento con la lapide con 262 stellette, ha preceduto la lettura del messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di riflessione sul contributo del lavoro italiano nel mondo che a Marcinelle scrisse una pagina fra le più drammatiche dell’emigrazione italiana. A lui si è unito il sindaco De Luca, commemorando la più giovane vittima manoppellese, Antonio Sacco, di 16 anni, al quale è stata intitolata una sala del Centro di cultura. Marsilio ha evidenziato il gap «di crescita culturale e consapevolezza che oggi hanno gli italiani rispetto a quella di un tempo, quando la vita del minatore, dei musi neri, valeva di meno di quella del carbone: un insegnamento imprescindibile per le nuove generazioni».
«Gli italiani non erano extracomunitari come si dice oggi, ma semplicemente considerati diversi», ha rimarcato il prefetto Di Vincenzo, «una qualifica che anche se pensata per l’epoca, non condizionava la dignità che loro mostravano sul lavoro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

