L’Abruzzo è arancione ma il governo non ci sta

Marsilio anticipa i tempi e da Roma parte una lettera di diffida alla Regione
L’AQUILA. L’Abruzzo torna in zona arancione. Con effetto immediato, possono riaprire (fino alle 21) tutte le attività commerciali al dettaglio sospese finora, dai negozi di abbigliamento a quelli per le calzature, fino alle gioiellerie. È salvo lo shopping natalizio ed è a questo che puntava il governatore Marco Marsilio. E da mercoledì lezioni in presenza anche per seconde e terze medie. Per il resto tornano in vigore le regole della fascia arancione: spostamenti senza autocertificazione nel proprio comune, chiusure confermate per bar e ristoranti, coprifuoco dalle 22 alle 5. L’ordinanza numero 106 è arrivata ieri sera, innescando un polverone politico tra Palazzo Silone e i piani alti di Palazzo Chigi. Il governo, irritato dalla decisione della Regione Abruzzo, unica in Italia rimasta colorata di rosso, è pronto a una diffida. Che però cambierà poco la sostanza.
RISCHIO MODERATO. Gli indicatori dell’evoluzione della pandemia, secondo l’ordinanza, presentano un trend in diminuzione. Ancora: la stima dell’Rt (l’indice di trasmissibilità del virus) è pari a 0,85. La probabilità è «valutata bassa», pur in presenza di una valutazione di impatto ancora alta. E «non si evidenziano allerte relative alla resilienza dei servizi sanitari territoriali». Infine «il rischio complessivo è valutato moderato» e «non si evidenzia una classificazione alta per tre o più settimane consecutive».
TENSIONI SOCIALI. C’è un passaggio dell’ordinanza dove la Regione Abruzzo evidenzia possibili problemi di ordine pubblico. Tanti abruzzesi – soprattutto quelli delle tantissime partite Iva – non hanno accolto con favore la decisione del governo Conte che ha lasciato la regione in fascia rossa. Così Marsilio specifica di aver sentito i prefetti competenti per territorio motivando l’ordinanza con la preoccupazione «dell’insorgenza di eventuali problematiche di ordine pubblico correlate al permanere della Regione Abruzzo nell’attuale collocazione del Dpcm del 3 dicembre».
COS’È ACCADUTO. Il 15 novembre scorso il Comitato tecnico scientifico regionale aveva lanciato l’allarme contagi e così, dal giorno successivo, il 16, era arrivata la firma sull’ordinanza che ha portato la regione in zona rossa (a decorrere dal 18 novembre). Ordinanza assorbita dal successivo atto del ministro della Salute, Roberto Speranza, e recentemente prorogato. Stando agli accordi con il ministro, l’Abruzzo sarebbe uscito dalla fascia rossa mercoledì prossimo, dopo l’Immacolata. Non così per Marsilio.
PARLA MARSILIO. «La mia ordinanza vale a tutti gli effetti, per non valere deve essere impugnata di fronte a un tribunale», chiarisce Marsilio al Centro, «se avessimo atteso la prossima Cabina di regia saremmo andati a finire alla calende greche, perché la Cabina di regia si riunirà venerdì 11. E poi? Il ministro dovrà emettere un’ordinanza che entrerà in vigore il giorno appresso, voleva dire sabato, se non domenica. Tempi incompatibili. Avevo chiesto al ministro, già nel report precedente, di assumere una decisione utilizzando anche quel comma del decreto che può derogare. Posso capire che il ministro ha delle ragioni, perché è stato rigido con altri e non vuole essere duttile con l’Abruzzo, ma anche io ho le mie di ragioni. Sono stato autonomamente capace di decidere quando era il momento di chiudere e penso di avere adesso la stessa autonomia. I numeri sono obbiettivamente e indiscutibilmente non da zona rossa. Non siamo il luogo più pericoloso d’Italia, non sarebbe corretto dipingerci in questo modo. Devo sì tenere conto della tenuta sanitaria, ma anche di quella sociale ed economica. Non è la stessa cosa chiudere un’attività il 20 novembre e chiuderla all’Immacolata. Chiedevamo una deroga dettata dal buonsenso e non è stato fatto. La mia ordinanza è per il bene dell’Abruzzo».
CONFUSIONE E CHIARIMENTI. In serata c’è stato un rincorrersi di voci, tanto da costringere a un chiarimento l’assessore regionale alle Attività produttive, Daniele D’Amario: «Apprendo di dichiarazioni, anche da parte di qualche associazione di categoria del commercio, tese a mettere in dubbio la validità dell’ordinanza presidenziale. Tutte le attività commerciali potranno finalmente riprendere le proprie attività».
GOVERNO IRRITATO. L’esecutivo Conte non ha gradito la prova di forza di Marsilio, fedelissimo di Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia). Si sta valutando in queste ore, secondo fonti di governo, una lettera di diffida, indirizzata al governatore abruzzese, in cui si chiede di ritirare l’ordinanza che anticipa l’entrata della Regione in zona arancione. Secondo la messa in mora, se la richiesta non sarà eseguita, «la responsabilità di eventuali nuovi contagiati nei luoghi che sarebbero invece dovuti restare chiusi ricadrebbe sotto la diretta responsabilità della Regione Abruzzo». Parla apertamente di diffida il ministro alle Autonomie regionale, Francesco Boccia: «C’è la disponibilità del governo a riconoscere la fine del periodo di zona rossa nelle tre settimane che sono necessarie e sono obbligatorie, quindi se l’Abruzzo tornasse in zona arancione da mercoledì avrebbe l’intesa del ministero della Salute. Se la Regione Abruzzo decide autonomamente sarà diffidata».
L’ANCI SULLE SCUOLE. Anche Gianguido D’Alberto, sindaco di Teramo e presidente regionale Anci, interviene nel dibattito: «Tale ordinanza, come peraltro riconosciuto dal testo, non è in linea con la lettera della legge. Ma è vigente e va applicata, fintanto che non verrà impugnata, sospesa, ritirata. Diciamo a tutte le attività di potersi attenere al testo dell’ordinanza, e quindi alle regole della zona arancione, dalla sua pubblicazione e fino alla permanenza della sua efficacia. Per ciò che concerne le scuole, la situazione è diversa: attendiamo di sapere cosa dirà l’Ufficio scolastico regionale domani».

