L’Aca non vuole pagare 491mila euro e ricorre in appello

Popoli, nessun accordo dopo la lite sui canoni di captazione dell’acquedotto Giardino. Il sindaco: andremo fino in fondo
POPOLI. L’azienda acquedottistica consortile (Aca) ricorre in Corte d’Appello contro il Comune di Popoli per ottenere l’annullamento della sentenza del Tribunale di Pescara, giugno 2015, con la quale l’Aca era stato condannata a pagare all’amministrazione civica la somma di circa 491 mila euro dovuta a titolo di canoni annuali per la captazione dell’acqua del fiume Giardino, relativamente alle annualità dal 2007 al 2011, oltre a riconoscere il canone di 206 mila euro per le successive annualità.
«Ritengo» spiega il sindaco Concezio Galli «che la sentenza del Tribunale di Pescara sia stato un atto importante a conclusione di una battaglia legale intrapresa sin dal 2011 nei confronti dell’Aca, nell’interesse di tutti i popolesi che oggi stanno subendo, con bollette esose, le conseguenze di quella che è stata una pessima gestione dell’azienda acquedottistica con l’accumulo, negli anni, di milioni di euro di debiti e con i risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti, ossia un concordato preventivo che il nostro Comune non ha mai condiviso».
L’Aca ha chiesto anche l’annullamento dei decreti ingiuntivi del Comune di Popoli e la restituzione delle somme già percepite: «Tali richieste» riprende il sindaco «sono da ritenersi assolutamente infondate. Con il nostro avvocato di fiducia, Tommaso Marchese, andremo avanti in questa battaglia con estrema fermezza e decisione a difesa degli interessi della comunità popolese».
L’udienza è fissata per il 19 aprile 2016. Nei mesi scorsi, Aca aveva proposto all’amministrazione municipale un accordo per chiudere la vicenda ma l’ente non ha voluto sottoscriverlo poiché ritenuto penalizzante. Con Aca, ci sono altri dissapori. Nel periodo estivo, nell’ottica di una razionalizzazione dei costi di gestione, l’azienda ha provveduto a centralizzare gli sportelli di rapporto con il pubblico indirizzando a Scafa gli utenti dell’alta Val Pescara, «creando così» spiega l’assessore Giovanni Diamante «disagi per l’utenza che è costretta a onerosi spostamenti».
A nulla sono valse le rimostranze dell’amministrazione, basate sulla constatazione che Aca fattura a Popoli 450 mila euro l’anno, introito ritenuto sufficiente per tenere aperto un sportello in città. «La sensazione diffusa» riprende Diamante «è che i popolesi stiano pagando anni di cattiva gestione, peraltro al vaglio della magistratura. Non è possibile che un acquedotto a km zero, com’è quello di Popoli che si approvvigiona dalle sorgenti del San Callisto, preveda le tariffe applicate per gli impianti del Giardino».
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