L’Aca paga i primi debiti 4,3 milioni ai creditori

10 Ottobre 2016

Il collegio sindacale dà il via libera e salda la rata iniziale del concordato Ma il 26 ottobre parte la causa sul ricorso di 12 ditte e della Bnl: nuovo cda al lavoro

PESCARA. Oltre 4 milioni di euro di debiti pagati appena prima della nomina del nuovo cda. L’Aca ha saldato la prima rata con i creditori secondo il piano del concordato approvato il 31 maggio 2015 durante il mandato dell’ex amministratore unico, l’avvocato Vincenzo Di Baldassarre. Il collegio sindacale, guidato dal presidente Roberto Costantini, ha autorizzato il pagamento di 4.304.965,25 euro. È soltanto la prima di tante scadenze per i prossimi 6 anni. E ottobre, per il neo presidente Luca Toro e per i due componenti del cda, il commercialista Mirco Velluto e l’ingegnere chimico Giovanna Brandelli, sarà un mese decisivo: il manager preso in prestito dall’azienda farmaceutica Safar, 46 anni di Pescara, eletto sabato scorso da 37 sindaci, quasi tutti di centrosinistra con l’appoggio del Comune di Montesilvano di centrodestra, non avrà tanto tempo per ambientarsi nell’ufficio di via Maestri del Lavoro. Saranno le scadenze a dettare il ritmo delle sue giornate. La più importante di tutte è in programma il prossimo 26 ottobre quando alla Corte d’Appello dell’Aquila inizierà la causa intentata da 12 imprese e dalla banca Bnl che hanno presentato ricorso contro il concordato. Tra 16 giorni, partirà il procedimento e non si sa quando arriverà la sentenza ma il caso potrebbe chiudersi in un pugno di mesi. Dalla decisione della Corte d’Appello dell’Aquila dipende il futuro dell’Aca: se fosse accolto il ricorso delle ditte, guidate dall’associazione di categoria Aniem di Pescara, presieduta da Bruno Facciolini, e della Bnl, il rischio della bancarotta dell’Aca tornerebbe a manifestarsi. Secondo le aziende e la banca, l’Aca non può essere ammessa al concordato in quanto azienda pubblica, formata da 64 Comuni del Pescarese, del Chietino e del Teramano. Nel ricorso si parla anche di un precedente, quello della Risco di Pescara: secondo la stessa sezione della Corte d’Appello dell’Aquila, la Risco, proprio in quanto ente pubblico per la riscossione dei tributi locali, non può essere ammessa al fallimento. Dal 26 ottobre, quindi, inizierà una causa che, alla fine, stabilirà se l’Aca sopravviverà o no: sarà uno scontro tra le imprese, assistite dallo studio Teti-Giancola di Pescara, e l’Aca, difesa dall’avvocato Sergio Della Rocca.

Poi, sembra certo anche un altro contenzioso che potrebbe mettere a rischio la nuova dirigenza dell’Aca: due giorni fa, i sindaci di centrosinistra hanno votato per il ritorno del cda mettendo da parte la figura dell’amministratore unico. Ma, il 23 settembre scorso, è entrato in vigore il decreto Madia sul riordino delle società pubbliche che detta limiti alla nomina dei cda mettendo come regola generale quella dell’amministratore unico. Prima del voto di sabato, l’Aca ha chiesto un parere legale all’avvocato Costantino Tessarolo e il legale ha risposto così: «La norma che prevede che le società a controllo pubblico sono amministrate da un amministratore unico è immediatamente applicabile e non ammette, allo stato, alternative». I sindaci di centrosinistra, però, sono andati avanti con il cda. I sindaci di centrodestra di Chieti, Arsita, Atri, Bisenti, Cappelle sul Tavo, Casalincontrada, Catignano, Civitella Casanova, Collecorvino ed Elice hanno promesso ricorso al Tar.

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