L’accampamento nascosto tra i parcheggi al Ferrhotel
Sono cinquanta, hanno i furgoni ma dormono sotto gli alberi in mezzo ai rifiuti
PESCARA. Con il caldo hanno lasciato auto e furgoni e con le loro carabattole – materassi, vecchie sedie a sdraio, tavoli sgangherati e quant’altro – si sono sparsi negli angoli ombreggiati del polveroso parcheggio davanti all’ex Ferrhotel di corso Vittorio Emanuele, fino ai giardinetti del terminal degli autobus. E da “invisibili” sono diventati prepotentemente presenti nella zona centrale della città, così i pescaresi sono tornati ad accorgersi con disagio dello strano accampamento di famiglie nella punta Nord delle aree di risulta (fotoservizio di Giampiero Lattanzio). E a segnalarla con preoccupazione e insistenza anche sui social.
Sono quaranta, forse cinquanta in alcuni periodi, vengono dall’Est, Romania e Bulgaria soprattutto. Uomini e donne di età variabile dai trenta ai sessanta anni, giovani, ragazzi e ragazzini, qualche bimbetto. Vivono dentro furgoni rossi, verdi e bianchi, pulitissimi, parcheggiati regolarmente nell’area. La sosta quotidiana viene pagata tutte le mattine, assicura il posteggiatore, perché in passato hanno avuto problemi di multe e “sfratti”.
Hanno anche qualche auto, meno facilmente identificabile come loro. E tante biciclette, appoggiate agli alberelli, pronte a essere inforcate per portarli in giro per la città. All’ombra delle piante hanno sistemato tavolinetti, sedie, borse con rotelle di quelle usate per andare a fare la spesa, alcune piene di indumenti, altre di cibo. Ai rami e alle reti di recinzione sono appesi vestiti e biancheria ad asciugare. Le coperte sono stese a prendere aria sugli sportelli aperti dei mezzi.
Diversi materassi a due piazze sono stati trascinati fino al giardinetto che affaccia su corso Vittorio, dove gli alberi sono più fitti e ora si sta più freschi. Al mattino in molti si possono trovare “a letto”, stesi all’ombra a dormicchiare, chiacchierare e baciarsi tra coppie, mangiare. Di tanto in tanto li raggiunge qualcuno del gruppo, in bici o a piedi. Parlano velocemente e non in italiano e solo tra di loro. Non si sa bene dove vadano per i loro bisogni, ma chi frequenta giornalmente il terminal bus dice che «non si allontanano molto».
Come non si allontanano per buttare la spazzatura: intorno a loro – che stiano vicino ai furgoni o sulle panchine o ai giardini – ci sono sempre rifiuti di vario genere, dalle cartacce alle lattine, dalle buste semipiene e strappate alle bottiglie di plastica. Ma forse non sono gli unici ad abbandonarli lì. Di cosa vivono? Di carità ed elemosina, almeno per quanto se ne sa. «Pacchi vanno e vengono», dicono autisti e posteggiatori, «gli portano sempre qualcosa i volontari». Il Comune conosce ovviamente la situazione, che è annosa. «Li teniamo costantemente sotto osservazione attraverso le associazioni di volontariato che si occupano del sociale, soprattutto Caritas e On the road, ma anche Vincenziane e Comunita di Sant’Egidio, insomma c’è un’ampia rete solidale intorno a loro», racconta l’assessore alle Politiche sociali Giuliano Diodati. «Quando le condizioni meteo sono critiche li mandiamo in alberghi convenzionati o al dormitorio della Caritas. Ma non è facile», osserva l’amministratore, «intanto perché sono tanti e abituati a stare insieme e poi perché per sistemarli anche temporaneamente occorre anche la loro collaborazione. Spesso, anche se non tutti, non vogliono andare nelle strutture disponibili perché questo vuol dire rispettare regole di convivenza, ovvero orari, devono essere sobri, non fare eccessivo rumore... E in buona parte fanno fatica ad adattarsi, se non quando fa molto freddo». E i bambini? «A noi non risulta che ce ne siano, se ne viene segnalata la presenza interveniamo subito con i servizi sociali», assicura Diodati. «Certo», aggiunge, «i controlli non sono h 24, se la sera spuntano minorenni non lo possiamo sapere».
In tanto tempo non è stata trovata una soluzione per loro. «Pescara è un crocevia importante dell’immigrazione», fa osservare l’assessore, «per la sua collocazione geografica è città di transito (porto, ferrovia, aeroporto, prossimità ad una delle principali arterie stradali), attraversata dalle nuove e più estreme forme di marginalità, devianza e nuove forme di povertà ed esclusione». Che la presenza più massiccia di migranti in Abruzzo sia nel capoluogo adriatico lo rivelano anche i numeri dei pasti caldi distribuiti alle mense della Caritas: «E’ di 10 a 1 rispetto alle mense delle altre province», sostiene Diodati , che ripone molte speranze nel progetto europeo Uia, presentato alla Comunità europea e che se vincesse assicurerebbe intorno al milione di euro per creare non solo nuovi spazi di accoglienza gestiti da coop e associazioni del territorio, ma anche «azioni incisive di inclusione sociale», sintetizza l’assessore, «inserimento nella vita lavorativa, formazione. Insomma», conclude: «non solo un sistema assistenziale, ma anche di recupero e preventivo».
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