L’Acquedotto Pugliese ora chiede il permesso di analizzare l’acqua

4 Settembre 2024

Di Matteo, consigliere del cda Aca, rivela: «Abbiamo rigettato la richiesta e si sono rivolti alla Regione» La società pronta a procedere ai campionamenti sui pozzi di Bussi per valutarne le potenzialità

PESCARA. L’Acquedotto Pugliese spa ha chiesto all’Aca il permesso di eseguire analisi sull’acqua dei pozzi di Bussi. «Ci hanno scritto una mail», rivela Donato Di Matteo, consigliere comunale di opposizione e consigliere del cda dell’Aca, «ma noi abbiamo rigettato la richiesta: abbiamo risposto che l’Aca non è competente e non può autorizzare attività del genere; così si sono rivolti alla Regione». L’Acquedotto Pugliese ha compiuto il secondo e il terzo passo ufficiali per attingere all’acqua del Tirino: il primo era stato uno studio, commissionato al Politecnico di Bari e all’università d’Annunzio dal costo di 100mila euro, per scoprire che «le acque della sorgente del Basso Tirino presentano interessanti prospettive di sfruttamento a uso idropotabile» con una portata stimata in 4-5mila litri al secondo. «Tanta acqua», commenta Di Matteo. A confermare la nota inviata ai vertici della Regione dalla direzione Ambiente ed Energia nuovi schemi idrici dell’Acquedotto Pugliese è anche il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri: «È arrivata sui nostri tavoli la richiesta di poter attingere, ovvero comprare, acqua dall’Abruzzo, chiedendo anche di poter procedere ai campionamenti sui pozzi di Bussi per valutarne le potenzialità», dice Sospiri.
Durante il consiglio comunale di giovedì scorso, Di Matteo è stato il primo a parlare del rischio che l’acqua del Tirino, a valle di Bussi, finisca alla Puglia attraverso una conduttura di centinaia di chilometri: «Non permettiamo quello che qualche esponente della Regione sta già facendo: spostare le nostre acque del Tirino verso la Puglia o altre regioni, con un progetto che tutti hanno paura a cacciare ma che è già in atto, perché si potrebbero creare gravi difficoltà». Un intervento che ha gelato la politica durante una seduta dedicata all’emergenza idrica.
In consiglio, lei ha lanciato una denuncia-appello, perché?
«Perché sarebbe un disastro se l’acqua del Tirino fosse ceduta alla Puglia».
E lei come ha saputo del progetto dell’Acquedotto Pugliese?
«Lo sapevano in tanti, ho cercato approfondimenti e quando ho visto una serie di elementi che mi preoccupavano ho detto la mia in aula».
Le sue parole hanno lasciato tutti senza parole, è sorpreso?
«La verità è che si perde troppo tempo in chiacchiere mentre invece bisogna centrare i grandi problemi».
Il piano dell’Acquedotto Pugliese le sembra concreto oppure no?
«Hanno pagato per valutare la quantità e la qualità di acqua del Tirino a disposizione. Significa che su questa ipotesi l’Aqp lavora per davvero. Noi vogliamo essere solidali con le altre regioni alle prese con l’emergenza idrica, ma la realtà è che non siamo nelle condizioni di offrire aiuto».
Sospiri, Di Matteo e Campitelli hanno detto no all’acqua abruzzese alla Puglia: basta a chiudere il caso?
«Probabilmente loro fanno parte di quelli che non sapevano. Diciamo che c’è un’idea che va addirittura oltre e i più grossi esponenti del centrodestra e del centrosinistra la conoscono fino in fondo, ma ormai tutti dovrebbero capire che non possiamo cedere alle privatizzazioni per l’acqua. La possibilità di privatizzare l’acqua mi preoccupa tanto».
E l’Aca cosa dice in merito alla richiesta della Puglia?
«L’Aca è contraria ma non ha potere di decidere: si decide a un livello più alto, forse anche al di sopra della Regione, al ministero dell’Ambiente. Per questo, ho voluto allarmare il quadro politico».
E dopo la sua denuncia cosa le hanno detto?
«Tutti si sono spinti a dire che sono contrari a cedere l’acqua alla Puglia ed è già un grande risultato. Un po’ me l’aspettavo: l’ho fatto apposta per stimolare un dibattito in un momento di piena crisi idrica».
Il presidente della Regione Marco Marsilio cosa dovrebbe fare secondo lei?
«Il primo consiglio è non dare l’acqua a nessuno perché non ce l’abbiamo neanche per noi; e poi, non sottostare ai ricatti romani per favorire le privatizzazioni. Ritengo essenziale una presa di posizione del presidente e anche dei nostri parlamentari. Non ci vogliono più le chiacchiere, servono i fatti. Noi siamo contrari alle privatizzazioni e faremo le barricate nell’interesse dei nostri territori».
E lei, in prima persona, cosa farà?
«Mi occuperò anche di un altro fronte: con i lavori del raddoppio della linea ferroviaria Pescara-Roma, c’è il pericolo di sventrare il Morrone proprio nella zona in cui ci sono delle importanti sorgenti. Un’opera così impattante per recuperare appena 5-10 minuti di tempo: bisognerebbe evitare tutto questo per non creare problemi alle falde acquifere».