«L’adozione di Maxim era irregolare»

9 Maggio 2015

Bimbo ucciso dal padre, i consulenti della procura: la grave patologia di Maravalle non rintracciabile nell’iter ufficiale

PESCARA. «L’intero percorso di adozione del piccolo Maxim è stato approssimativo, superficiale, omissivo. La relazione psicosociale? Sembra più adatta a descrivere un profilo da social network che il risultato di un colloquio tecnico». Arriva dai consulenti della procura un altro macigno a quello che, il 18 luglio 2014, era stato un dramma: la morte del piccolo Maxim di 5 anni, il bimbo adottivo soffocato da Massimo Maravalle, un uomo gravemente malato e dichiarato in seguito incapace di intendere e di volere e, quindi, prosciolto.

Il pm: «Le carte sommerse nell’adozione». L’inchiesta del pm Andrea Papalia è approdata alla chiusura con 4 indagati ma, a supporto dell’avviso di conclusione delle indagini, il pm aveva chiesto al professor Alberto Siracusano, ordinario di Psichiatria all’università di Roma, di scandagliare l’altro grande tema della tragedia: quello dell’adozione e di tutta la procedura per accertarne la sua correttezza. E le conclusioni del professore sono 16 pagine in cui il consulente dell’accusa pone una frattura: da un lato una storia clinica ventennale «testimone della gravità della patologia di Maravalle» ma che, per l’accusa, «è sommersa» perché «non rintracciabile nel percorso ufficiale» e dall’altro «tutti gli adempimenti che non sono stati seguiti nel caso Maravalle». Un’analisi dettagliata del professore che parte dalle leggi e dai riferimenti per adottare un bambino e che, nel caso di Maravalle, si conclude così: «Il disturbo psichico lo rendeva non idoneo a svolgere il suo pieno adempimento da genitore. Questo non appare nelle certificazioni».

«Il primo certificato: macroscopico errore». La consulenza parte dal primo certificato, quello del 6 novembre 2009 a firma di Giuliana Iachini, medico del servizio di medicina legale e del lavoro della Asl indagata per falso, e rilasciato a Maravalle: «Il signor Maravalle è di sana e robusta costituzione, è esente da difetti psichici ». Diagnosi che portano il consulente del pm a commentare: «Appare macroscopicamente erronea l’affermazione “esente da difetti psichici” nonché omessa la diagnosi psichiatrica “disturbo psicotico atipico”. Erroneo e superficiale», prosegue Siracusano, «che venga riportata la formula di rito di “sana e robusta costituzione”». La documentazione clinica del tecnico informatico di 47 anni ha una storia molto «lunga» e «grave», come annota il consulente, eppure Siracusano quella documentazione la definisce «sommersa» perché «mai rintracciabile e visibile nel percorso ufficiale». E cita un altro esempio, sempre secondo il punto di vista dell’accusa. Allegato al certificato di Iachini c’era quello del medico di base Fabio Panzieri, indagato per falso, in cui il dottore menzionava «il disturbo psicotico atipico» di cui soffriva Maravalle e il consulente commenta ancora: «La presenza del certificato di Panzieri doveva indurre Iachini ad approfondimenti e invece tutti gli adempimenti non sono stati eseguiti». Visite specialistiche e test relativi alla presenza o assenza di disturbi psichiatrici che non sarebbero stati fatti e un certificato di Panzieri del 18 gennaio 2012 che, riporta il professore, «aveva la dicitura “patologia non rilevata”».

Il pm: relazione da social network. Il consulente esamina, poi, la relazione psicosociale che definisce «superficiale e aneddotica, redatta con uno stile adatto a descrivere un profilo da social network», annota il professore che, nelle conclusioni elenca quelle che sarebbero state, per l’accusa, «le carenze procedurali», «le leggerezze», «le lacune» di un percorso che, per la procura, non sarebbe stata regolare. «C’è un’ampia documentazione sommersa di cui non viene inspiegabilmente tenuto conto in nessuno dei passaggi procedurali», conclude il professore, «il disturbo psichico di Maravalle lo rendeva non idoneo ai suoi doveri di genitore».

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