L’Adriatica, lo storico lido guidato solo dalle donne

3 Agosto 2018

Tre generazioni di signore al comando dello stabilimento del lungomare nord Il fondatore fu Augusto Baldassare, detto Fanelli. In passato c’erano i posti letto  

PESCARA. La prima manager di famiglia fu “Mariona”. Ogni giovedì i clienti del lido L'Adriatica, negli anni del Dopoguerra, facevano la fila per quel piatto di trippa al sugo, gustosa e profumata di essenze segrete. I clienti arrivavano da casa con i contenitori in mano e Mariona, scomparsa nel 1956, li riempiva, soddisfatta e felice.
Fisico possente, carattere vivace e determinato, Maria D'Incecco, detta Mariona, moglie di Augusto Baldassare, detto Fanelli, fondatore del lido L'Adriatica, è stata la prima imprenditrice di famiglia nella concessione 50. È stata sempre accanto al marito, il capostipite, impegnato con le sue barchette da pesca che poi ancorava davanti allo stabilimento. Era lei, col suo fare sbrigativo ma attento a ogni particolare, che dettava le regole di come le questioni di casa dovessero procedere aiutata dai 6 figli: Ernaldo, Arturo, Dante, Mario, Edna e Vittorio.
Poi arrivò la nuora, Albina Foglia, originaria di Vicoli, sposa del figlio Arturo. Carattere indipendente e risoluto, Albina impresse una accelerazione ai progetti di sviluppo e innovazione dello stabilimento sorto nel 1938, nella zona centrale della città. «Quando ancora qui c'era solo una palude che Augusto bonificò», racconta l'attuale “capo” della famiglia Baldassare, Anna Di Davide, moglie di Dante (figlio di Arturo), madre dei titolari del lido, Stefano, 40 anni sposato con Valentina e padre di Giordano, 4 anni e Arturo, 34 anni, marito di Roberta e padre di Leonardo, 4 mesi, «a quei tempi in questa zona c'era il lido di Grazia Masciarelli, detta “la marinara”, attuale lido Saturno. A cavallo delle due guerre Augusto, costruì l'Adriatica e, in seguito, il Lido Azzurro, oggi di proprietà del calciatore Michele Gelsi». Tre generazioni di donne al comando dello stabilimento balneare, situato accanto al lido Trieste di Riccardo Ciferni, che per decenni hanno affiancato i mariti con piglio manageriale. Oggi è Anna, insieme al marito Dante, ex impiegato della Edison ed ex calciatore del Napoli («Marcavo Josè Altafini e mi allenavo con Omar Sivori e Dino Zoff nel campionato 1967-68») ad aprire il libro dei ricordi di famiglia.
Un frontemare di 80 metri, quello dell'Adriatica, che all'epoca «si riempiva di pochi ombrelloni multicolor che i clienti portavano da casa, a sera custoditi in una rimessa e riaperti la mattina successiva fino al tramonto, quando venivano di nuovo estratti dalla sabbia. Un lavoro immane. A quei tempi la gente si portava il cibo da casa che, poi, veniva consumato sui balconcini dei lidi, di cui ormai rimane solo il ricordo perché durante i bombardamenti furono completamente distrutti».
All'Adriatica, Mariona, impegnata ai fornelli, sfornava ricette con il pesce appena tirato dalla rete. Ma la sua specialità era la trippa che «il marito Augusto, deceduto nel 1976, acquistava a Pianella dove andava in bicicletta per rifornirsi».
Chi erano i clienti vip dell'epoca?
«I signorotti arrivavano in carrozza al mare. E la parcheggiavano fuori lo stabilimento. C'erano i Polacchi, i Coen e Pieroni che giungevano da Roma, i Malatesta, i Lombardi, i Cirillo, i Lippo (ex Leon d'Oro), i Benedictis, i De Martis, i Crescenzi, i Buracchio, i Silveri. La famiglia dell'ex sindaco Michele De Martis occupa la cabina numero 1 da quando lui era bambino».
E oggi chi sono oggi gli ospiti illustri?
«Antonio Razzi, Tiberio Timperi, Geppy Cucciari, Andrea Stramaccioni, ex allenatore dell'Inter, l'ex deputato Vittoria D'Incecco, che per me è come una sorella. Veniva anche Leone Di Lernia».
Perché il capostipite Augusto era conosciuto più come Fanelli che col suo cognome?
«Perché si vantava sempre di conoscere un certo generale romano, di nome Fanelli, che nominava in continuazione al punto che tutti lo chiamavano solo Fanelli. Persino il lido Azzurro lo intitolò “bagni da Fanelli”».
Come è nata la storia d'amore fra lei e Dante?
«Nel 1971 ci conoscemmo a una festa di Capodanno a Pescara, durante un ballo del mattone e uno della scopa. Dante è cresciuto nello stabilimento dove nonno Augusto aveva ricavato due camere da letto nelle cabine. Furono i primi posti letto, ideati ancor prima di quelli di Eriberto Mastromattei che era grande amico di Arturo. Mio marito e io rilevammo lo stabilimento nel Duemila da Arturo e Albina, titolari dagli Anni Ottanta. Trasformammo il casotto di legno nel lido che è oggi. Mettemmo la macchinetta per preparare anche il caffè caldo, mentre prima si beveva solo freddo, panini con uova e peperoni. Le gassose, che si vendevano a 30 lire, il chinotto, l'aranciata e la spuma, si rinfrescavano nei tini colmi di blocchi di ghiaccio. Con mia suocera c'era un rapporto di grande solidarietà femminile. Eravamo coraggiose. Lei scherzava sempre: «Se aspettiamo gli uomini, non faremo mai niente».
Che tipo era Arturo?
«Bizzarro, simpatico. Andava per mare con la barchetta Piviero. A Ferragosto mollava i clienti e se ne andava a caccia, anche all'estero. Alle 18 di ogni sera andava in spiaggia e urlava: orario. A quel punto tutti dovevano scappare via, perché lui doveva riordinare gli ombrelloni e tornare a casa a guardare in tv le previsioni del tempo delle 19,45. Quando elargiva consigli batteva i pugni sul tavolo e strillava: “Sintèt Artur”».
Che città è Pescara?
«I pescaresi non sono bravi come i riminesi a fare turismo Non facciamo rete e la burocrazia ti fa passare la voglia di investire».
Prossimi obiettivi?
«Bolkestein permettendo, rifaremo le camere sul mare e apriremo a dicembre. Ora stiamo preparando il grande buffet a riva di ferragosto».
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