L’Agenzia delle Entrate avverte: attenzione alle mail-truffa sull’Iva

PESCARA. Rimborsi Iva, attenzione alle false mail. È la stessa Agenzia delle Entrate che mette in guardia i contribuenti sull’invio di falsi messaggi da parte di personaggi spregiudicati che puntano...
PESCARA. Rimborsi Iva, attenzione alle false mail. È la stessa Agenzia delle Entrate che mette in guardia i contribuenti sull’invio di falsi messaggi da parte di personaggi spregiudicati che puntano a rubare i dati personali. Cosa fare quindi?
«Attenzione alle email-truffa inviate a nome dell’Agenzia relative a comunicazioni e rimborsi Iva» comunica in una nota l’Agenzia che aggiunge: «In questi giorni stanno circolando delle false email, inviate apparentemente dall’Agenzia delle Entrate, che cercano di trarre in inganno i cittadini. Si tratta di email in cui si parla di incoerenze emerse durante la comunicazione delle liquidazioni periodiche Iva inviata dal contribuente alle Entrate, spesso accompagnate da un file malevolo in formato “zip”. Nel ricordare che l’Agenzia non invia questo tipo di comunicazioni in alcun caso, si raccomanda di cestinare l’email, qualora fosse stata ricevuta, senza aprire alcun allegato. In caso di dubbi è possibile consultare la sezione “Focus sul phishing” sul sito ufficiale delle Entrate, dove periodicamente vengono riportati degli avvisi sulle ultime email-truffa in circolazione, oppure contattare il call center al numero 800.909696 e chiedere conferma». Bisogna quindi prestare molta attenzione ai messaggi ricevuti per via posta elettronica, che cercano di trarre in inganno i cittadini: riguardano fantomatiche incoerenze emerse durante la comunicazione delle liquidazioni periodiche Iva inviata dal contribuente alle Entrate e spesso sono accompagnate da un file malevolo in formato speciale che non bisogna aprire che va cestinata. Per ridurre al minimo i rischi di incappare in una di queste trappole è fondamentale adottare una serie di accorgimenti nell’uso della posta e di internet.
Come si capisce se una mail è sospetta? Intanto, cominciando col chiedersi se il messaggio proviene da un mittente noto, poi verificando se è scritto in italiano corretto. Ancora: è rivolto personalmente a noi? È ben “costruito”, cioè i caratteri usati sono coerenti o sembra un copia e incolla raffazzonato? Il discorso “fila” liscio e ha senso compiuto?
Anche una sola di queste mancanze è sufficiente a considerare prudentemente il messaggio come pericoloso. Se ci sono collegamenti nel messaggio, la prima verifica da fare è se, al passaggio del mouse, il link corrisponde al testo. È sempre opportuno diffidare dei link accorciati (ad esempio quelli di tipo bit.ly) che non consentono di sapere a priori qual è l’indirizzo di destinazione. Se ci sono allegati, bisogna sempre controllare che abbiano una sola estensione (ad esempio .docx e non .docx.exe). In caso di dubbi sulla provenienza reale di un documento ricevuto per mail, piuttosto che aprirlo è preferibile contattare il mittente per altra via (un numero di telefono o un indirizzo email ufficiale) e chiedere conferma.
L’Agenzia delle Entrate non invia mai per posta elettronica comunicazioni contenenti dati personali dei contribuenti. L’elenco dei domini estranei viene aggiornato via via che si viene a conoscenza dell’utilizzo di nuovi nomi in email di phishing o della registrazione di domini simili a quello dell’Agenzia. (m.d.n.)

