L’agonia dei capodogli sulla spiaggia più bella

Sette giovani cetacei finiscono arenati a Punta Aderci. Imponente la mobilitazione dei soccorritori. Solo quattro riescono a prendere il largo
VASTO. Una normale giornata di surf su una delle spiagge più belle d’Italia: Punta Aderci. Sole caldo, vento giusto, mare piatto. Parcheggi l’auto, scendi le tavole, punti la spiaggia poi, passata l’ultima duna, cambia tutto. Comincia così per quattro surfisti la lunga giornata dei capodogli, iniziata alle 8 di uno splendido mattino, finita alle 15,30 con il lungo ed emozionante applauso che saluta il colpo di coda dell’ultimo cetaceo superstite del branco di 7 capodogli spiaggiati ieri sulla costa abruzzese. Ad accompagnarlo al largo un gommone e il motopeschereccio di Nicolino Natarelli. A riva occhi lucidi, tanta emozione, la preoccupazione «per questo brutto segnale che il mare ci lancia».
I sette capodogli 11 metri di lunghezza per 10 tonnellate di peso, toccano riva in un raggio di un centinaio di metri. I surfisti li trovano sofferenti, sfiniti nel tentativo di liberarsi dalle secche. Allertano il comandante dell’autorità marittima Giuliano D'Urso che avvisa il Centro nazionale studi cetacei e il reparto sommozzatori e addetti al recupero dei mammiferi marini della Capitaneria di porto. Sul posto poco dopo arrivano i veterinari della Asl, la Protezione civile, ambientalisti e tanti volontari.
Non c’è tempo da perdere. Le operazioni iniziano febbrili, ben coordinate. Si bagna a secchiate la pelle lucida dei cetacei; una ruspa scava l'arenile togliendo sabbia da sotto l'addome degli animali per evitare che restino schiacciati dal loro stesso peso. Poi i capodogli sono imbracati a tirati in mare da una barca. Poco prima delle 11 prende il largo il primo capodoglio, alle 12,35 torna a nuotare il secondo. Alle 15 il terzo si rituffa fra i flutti e mezz'ora dopo è la volta del quarto capodoglio. «Riuscire a spostarli per evitare che avessero una embolia è stato estremamente difficoltoso», spiega Vincenzo Olivieri del Centro Studi Cetacei.
«L'ho toccato e spinto con tutta la mia sforza, era viscido e mi sembrava quasi di sentire il suo calore, poi dopo un'onda violenta l'ha spostato ed ho perso il contatto prendendo il largo», racconta Antonietta di Pescara, una dei cento e più volontari.
«Sembrava che mi guardasse negli occhi» dice Gianni, universitario di Vasto «e mi faceva una tenerezza infinita. Non ho avuto paura della sua grandezza perché so che stavo facendo una cosa importante: stavo salvando una vita».
Loredana ha invece vegliato al fianco del quarto capodoglio, quello che sembrava non dovesse farcela. E che poi ha ripreso energia ridando fiducia ai volontari. «Ho avuto la sensazione di prendere una sportellata alla gamba» spiega con orgoglio ad alcuni amici Massimo, «quando ha mosso la coda e mi ha preso in pieno. Mi fa male un po’ il polpaccio, ma avrò sicuramente qualcosa da raccontare». Per gli altri tre non c’è nulla da fare nonostante gli sforzi dei soccorritori.
Ora si cercherà di scoprire la causa del disorientamento del branco, avvistato nei giorni scorsi a Vis in Croazia. A giudizio di Olivieri (vedi intervista nella pagina a fianco) i motivi potrebbero essere molteplici, primo fra tutti l'uso di sonar militari e i sondaggi petroliferi. L'evento è stato definito dagli esperti «fuori del comune». «Assomiglia a un fenomeno, di proporzioni ancora più tragiche, avvenuto nel 2008 in Madagascar: oltre cento balene si spiaggiarono sulle coste del nord est dell'isola», racconta il consigliere regionale dei 5 Stelle Pietro Smargiassi. «A 50 chilometri di distanza la Exxon-Mobil aveva eseguito operazioni di air-gun, una tecnica sismica di riflessione impiegata per individuare giacimenti petroliferi. Senza andare geograficamente così lontani, ricordo i sette capodogli spiaggiati e morti a Peschici nel dicembre del 2009 e, sempre in provincia di Foggia, il recentissimo episodio del piccolo delfino arenato a Marina di Lesina lo scorso 27 agosto», annota Smargiassi.
«Il nostro pensiero, anche se è chiaramente da confermare» sottolinea Fabrizia Arduini, referente energia Wwf Abruzzo «va all'intensa attività di ricerca geosismica con l'air-gun da parte delle compagnie petrolifere, attualmente utilizzato soprattutto sulle coste dell'altra sponda dell'Adriatico. L'air-gun è una pratica che per l'intensità di suono prodotto nel sottofondo marino diviene micidiale per i cetacei e non solo, come dimostra una ampia letteratura a riguardo».
«Sicuramente hanno avuto degli elementi di disturbo che ha fatto perdere loro il senso di orientamento andando a finire sulla costa», spiega la biologa Valeria Angelini della Fondazione Cetacea di Riccione.
L'eccezionale spiaggiamento ha portato a Vasto anche il presidente della Regione Luciano D'Alfonso, l'assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci, il sindaco Luciano Lapenna e dall'intera giunta comunale.
Per D’Alfonso la giornata di ieri è «un segnale tanto chiaro quanto importante della coscienza ambientalista radicata in ogni abruzzese».
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