«L’Ail mandata via» L’ospedale: normale rotazione tra le onlus

22 Marzo 2018

Il presidente Cappuccilli: non ci fanno vendere le uova Il direttore amministrativo: l’autorizzazione era per 7 giorni

PESCARA. L’Ail impegnata a vendere le uova all’ospedale lascia la postazione e si rifugia nella sua “Casa” di via Rigopiano. Ma non prima di lanciare un j’accuse: «Siamo stati sfrattati dall’ospedale». Che però replica: «L’accordo era per una settimana per consentire la rotazione con altre onlus: abbiamo offerto un’altra area, ma non è stata accettata». La campagna di solidarietà delle uova di Pasqua dell’Ail si è conclusa domenica scorsa nelle piazze di Pescara e provincia. Come avviene ormai da oltre 17 anni, recita una nota dell’Associazione, «i volontari avrebbero dovuto proseguire la raccolta fondi davanti al call center Ail dell’ospedale Santo Spirito, che si trova al 5° piano, accanto al Dipartimento di Ematologia».
«E invece», spiega il presidente della sezione Pescara-Teramo Domenico Cappuccilli, che si dice molto amareggiato, «con una decisione inspiegabile e senza alcuna motivazione fondata, il direttore amministrativo, Federico Di Nicola, che in altri anni non aveva avuto nulla da dire sull’iniziativa, ci ha sfrattati impedendoci di proseguire con la campagna. Ho cercato di spiegargli che lo spazio in cui operiamo è destinato a ospitare l’Ail, e in particolare il call center, un servizio che è a disposizione dei pazienti di Ematologia e di cui medici e personale paramedico riconoscono l’assoluta necessità. Non c’è stato nulla da fare: il direttore non ha voluto sentire ragioni. Per la nostra associazione è un danno notevole perché contavamo di proseguire la campagna in ospedale, visto che il maltempo del fine settimana non ci ha consentito di raggiungere i risultati sperati».
Di Nicola, contattato dal Centro, puntualizza: «Queste associazioni sono molto tollerate e svolgono un’attività meritoria. L’Ail ha avuto a disposizione ben 7 giorni in uno spazio idoneo vicino alla Madonnina, dentro l’ingresso visitatori. Ma noi abbiamo 40 associazioni onlus, tolte quelle sulle ambulanze che svolgono un’attività particolare, e cerchiamo di garantire la rotazione, come accade a Natale, per soddisfare tutti. Le onlus vogliono farsi conoscere e ottenere un po’ di considerazione: dobbiamo trattare tutti allo stesso modo con il criterio dell’equità».
Di Nicola spiega che l’Ail era perfettamente al corrente della settimana a disposizione, dal momento che vengono rilasciate autorizzazioni scritte.
L’Asl ha riservato due punti alle onlus: all’ingresso visitatori e a quello dei poliambulatori. «Nelle altre aree ci sarebbe una confusione incredibile», spiega Di Nicola, che sostiene - nonostante che l’autorizzazione fosse scaduta - di avere raccolto la lamentela di Cappuccilli e di essersi adoperato, attraverso una sua collaboratrice, per trovare un’altra area dove proseguire la vendita delle uova, individuata ai poliambulatori. «Glielo abbiamo comunicato martedì mattina», aggiunge, ma l’Ail ha lasciato l’ospedale e ora la raccolta fondi attraverso le uova di Pasqua proseguirà, fino a esaurimento delle scorte, nella Casa Ail di via Rigopiano. «Il dipartimento di Ematologia», dice Cappuccilli, «è il più sensibile alle nostre iniziative poiché riceviamo il sostegno di molti pazienti e familiari. Il ricavato di questa iniziativa è destinato a finanziare la ricerca scientifica per la cura delle leucemie, i linfomi e il mieloma e la casa di accoglienza di via Rigopiano. Visto che le nostre attività non sono consentite, valuteremo se sospendere anche il call center. E’ una situazione che non avrei immaginato di dover affrontare». (e.r.)