L’albergo dei sogni e dei vip diventato trappola infernale

20 Gennaio 2017

La struttura era stata trasformata dal designer pescarese Roberto Del Rosso in un resort di lusso vetrina dei talenti abruzzesi. L’Oscar Tornatore tra i clienti

PESCARA. L’aveva portato avanti contro tutto e contro tutti. Per Roberto Del Rosso quell’albergo a quattro stelle, compendio di quanto di meglio l’Abruzzo potesse offrire ai suoi ospiti, era il sogno diventato realtà. Un sogno che dopo tanti anni di sforzi e di sacrifici, di veleni e rinascite, stava dando finalmente i suoi frutti. Che per Roberto, designer pescarese di 53 anni (a marzo) voleva dire la sorpresa dei clienti nel trovare ogni anno una cosa diversa, un particolare nuovo, una proposta innovativa. Come la casa nel bosco, o il giardino dei sensi, o la stanza dei massaggi sull’albero con vista mare.

L’ultimo ospite “importante” era stato il il regista premio Oscar Giuseppe Tornatore che ha passato lì il Capodanno con la famiglia, così come Barbara D’Urso cliente abituale che ieri ha ricordato Roberto e tutto lo staff del Gran Sasso resort durante la sua trasmissione a Canale 5, o come l’amico Gianluca Ginoble, il cantante rosetano del Volo che all’estro di Roberto Del Rosso aveva affidato, ultimamente, anche l’arredo della sua nuova casa.

Incastonato in quella cartolina naturale ai piedi del Gran Sasso, a un passo da Campo Imperatore e a un tiro di schioppo da Castelli e dalla provincia teramana, quell’hotel Rigopiano fino a due giorni fa era la scommessa che Roberto pensava di aver finalmente vinto. Un posto del cuore dove aveva passato l’infanzia quando quel resort con spa e piscina all’aperto era “solo” un albergo di montagna, l’hotel Rigopiano appunto. Un albergo costruito nel 1967 dallo zio Ermanno Del Rosso, geometra che dopo aver contribuito a realizzare la strada che saliva fino alla frazione di Farindola a 1.200 metri di altezza prese quell’appezzamento di terra e ci tirò su l’albergo. Dopo un po’ di anni però, l’albergo chiuse e così rimase per una ventina d’anni fino a quando, alla morte dello zio che non aveva figli, la struttura andò in eredità a tutti i suoi nipoti. Sono i primi anni del Duemila quando inizia la scommessa di Roberto Del Rosso, in quel periodo designer di successo chiamato a realizzare e a ideare i negozi delle catene più importanti in giro per l’Italia. Ma Rigopiano è il suo posto del cuore e là decide di investire tutto se stesso, talento compreso. Con i cugini si rimbocca le maniche, costituiscono la società Del Rosso srl e fanno un leasing: in cambio di somme di denaro che utilizzano per ristrutturare l’albergo, i cugini danno la struttura in locazione a una società di leasing con l’obiettivo, appena possibile, di riacquistarla. Il progetto è grosso, importante e soprattutto avanti rispetto a quello che c’era in Abruzzo e forse, come amava ricordare Roberto anche adesso, “avanti” anche rispetto al resto d’Italia. Eppure non è affatto semplice, i lavori procedono per step, rallentati da liti e incomprensioni tra coeredi e dal terremoto che nel 2009 sembra dare la spallata finale a un sogno appena accarezzato e mentre, sempre nel 2009, la Procura apre un’inchiesta ipotizzando il reato di corruzione nei confronti di alcuni amministratori locali che secondo l’accusa avevano sanato una presunta occupazione abusiva della struttura con una delibera di sanatoria in cambio di soldi da parte dei due cugini Del Rosso. Che invece, è storia di pochi mesi fa, verranno assolti (dopo aver rifiutato la prescrizione) insieme agli altri indagati “perché il fatto non sussiste”. Ma quando la sentenza arriva, lo scorso novembre, Roberto è ormai lontanissimo da quel periodo nero in cui, per la verità, l’inchiesta giudiziaria non lo aveva neanche scalfito. Dopo il passo indietro del cugino ha ceduto il ramo d’azienda quando ormai sembrava a un passo dalla fine. E pezzo dopo pezzo ha iniziato la sua risalita. Lo sostiene la passione per quel posto, dove di fatto si trasferisce, per il suo Abruzzo, per gli artigiani che lui contatta, chiama, mette insieme, proponendo ai suoi visitatori le migliori tradizioni e sinergie di quell’angolo di Gran Sasso. Ma lo sostiene anche la dedizione e l’amore incondizionato della moglie e compagna di sempre Emira De Acetis, madre dei suoi figli Davide e Stefano, 15 e 8 anni. È con lei che mercoledì pomeriggio si messaggia via whatsapp commentando e tranquillizzandola dopo le scosse di terremoto e preoccupandosi di farle disdire le prenotazioni del giorno dopo, perché c’è troppa neve. Troppa. Poi, poco più di mezz’ora dopo, il sogno che finisce e s’ingoia Roberto. Proprio lì, nel suo posto del cuore. (s.d.l.)

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