L’allarme degli esperti: «Così si torna in giallo»

Fazii: «Contagi e ricoveri aumenteranno». Parruti: «Fare in fretta con i vaccini» D’Amario più cauto: «Stiamo reggendo, ma la regione è a rischio moderato»
L’Abruzzo conserva la zona bianca nonostante l’aumento graduale dei contagi e dei ricoveri sia in area medica che in terapia intensiva delle ultime settimane. Il sistema sanitario sta reggendo, ma gli esperti invitano ad accelerare con l’unica arma che può far svoltare la lotta contro il virus: il vaccino. Giustino Parruti, primario delle Malattie infettive di Pescara, e Paolo Fazii, virologo e direttore del laboratorio della Asl di Pescara, hanno anche lanciato l’allarme in vista della riapertura delle scuole.
IL RISCHIO ZONA GIALLA. «Adesso l’abbiamo evitata e speriamo di non tornarci. Anche perché i parametri sono cambiati: prima contava molto l’indice Rt, ora conta la percentuale di ricoveri in ospedale. Ecco perché l’eventuale cambio di colore sarebbe un campanello d’allarme ancor più preoccupante». Il virologo Paolo Fazii lancia l’avvertimento. L’Abruzzo, infatti, ha già sforato uno dei tre parametri che devono contemporaneamente verificarsi per riportare la Regione in zona gialla (l’incidenza dei casi ogni 100mila abitanti, ndr). Il direttore del dipartimento sanità della regione Abruzzo Claudio D’Amario ha confermato la buona tenuta del sistema sanitario abruzzese ma, ai microfoni di Rete 8, invita a tenere alta la guardia: «L’Abruzzo, almeno per ora, non è tra le regioni a rischio immediato, come la Sicilia, tuttavia è inserita tra quelle a rischio moderato. La vaccinazione sta proteggendo e i ricoverati prevalentemente sono o non vaccinati o con patologie che espongono alle infezioni. Abbiamo 14 ricoverati in terapia intensiva in tutta la regione: la nostra soglia verrebbe oltrepassata intorno ai 18 ricoverati. Per quanto riguarda i posti occupati in area medica, siamo intorno al 5 per cento».
I PARAMETRI. Per restare in zona bianca, una regione deve avere un’incidenza settimanale di contagi inferiore a 50 ogni 100mila abitanti. Ma anche se questa soglia viene superata, bisognerebbe avere un tasso di occupazione di posti letto in area medica per pazienti Covid superiore al 15 per cento e un tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per Covid superiore al 10 per cento per finire in zona gialla. «Al momento stiamo reggendo», dice Parruti, «ma non dobbiamo perdere l’occasione per stringere i tempi e vaccinare tutti. Dobbiamo muoverci per evitare di tornare in giallo».
GLI SCENARI. «Prevedo un graduale aumento dei casi positivi nelle prossime settimane», sottolinea Fazii, «soprattutto in virtù della riapertura delle scuole. Mi aspetto una recrudescenza del virus da metà settembre. Al tempo stesso, mi auguro che questa ondata possa dare meno problemi, perché i vaccinati difficilmente sviluppano la malattia in forme gravi».
Anche Parruti prevede che il sistema sanitario verrà messo alla prova: «Nonostante il grande sforzo che stiamo facendo con le vaccinazioni, l’epidemia ha ancora spazi per allargarsi. Nel medio termine credo che i casi continueranno ad aumentare: posso prevedere un raddoppio dei numeri attuali in terapia intensiva e in area medica, che comunque siamo in grado di gestire. Ma se riuscissimo a vaccinare settimanalmente il 2-3 per cento di nuovi individui in più, rispetto ad ora, lo scenario può davvero migliorare».
LA DIFFUSIONE DEL VIRUS. «Il numero dei positivi è nettamente più alto rispetto all’anno scorso», dice Fazii, «perché la variante Delta è molto più contagiosa rispetto al ceppo originale del virus». Anche il professor Parruti si sofferma su questo punto per motivare l’ampia diffusione del virus in Abruzzo: «Le ultime rilevazioni ci dicono che la Delta ha una straordinaria capacità di diffondersi e questo è un problema grosso, se pensiamo che una buona parte della popolazione abruzzese non è ancora stata vaccinata: circa 1 individuo su 5 non ha ricevuto nemmeno una dose, e anche in un contesto di questo tipo la variante Delta riesce a colpire in maniera importante quello spicchio di individui non coperto».
Le motivazioni di questa ampia diffusione del virus, però, hanno radici diverse secondo i due esperti: «Si può dire che siamo entrati nella quarta ondata», dice Fazii, «e purtroppo ho notato che anche molti vaccinati hanno abbassato la guardia: anche chi ha fatto due dosi deve continuare ad indossare la mascherina, dove richiesto, e mantenere il distanziamento».
LE ARMI. «Sinceramente mi aspettavo numeri più bassi in questi mesi estivi», ammette Fazii, «ma purtroppo ci sono stati eventi particolari (come la vittoria degli Europei di calcio da parte dell’Italia) che hanno rialzato i contagi». Fazii, inoltre, spera di avere presto a disposizione una nuova arma contro il virus: «Ho grande fiducia negli studi che approfondiscono la possibilità di vaccinare anche gli under 12: sarebbe una grande arma in vista della riapertura di tutte le scuole. Così come il Green pass (che dal 1° settembre diventerà obbligatorio anche alle scuole e ai mezzi di trasporto a lunga percorrenza, ndr)». Anche Parruti insiste sulla necessità di tornare ai ritmi delle vaccinazioni di luglio: «Farei forza su questo elemento nella lotta al virus in queste settimane. Gli hub ci sono, ma purtroppo i vaccini sono fermi lì per colpa degli scettici, che rischiano di vanificare il grande sforzo degli operatori sanitari».
IL VACCINO OBBLIGATORIO.
Fazii non ha dubbi: «L’aspetto che mi preoccupa è l’ostinazione di uno zoccolo duro dei no vax. Lì bisogna incidere, magari anche con una norma che possa prevedere l’obbligo vaccinale per tutti. Di fatto l’unica arma che può cambiare le sorti di un’epidemia è la vaccinazione. Dobbiamo convincerci che bisogna fare un sacrificio. Non ci sono alternative». Parruti sottolinea anche un altro aspetto della questione. «Molti non possono vaccinarsi per altri problemi di salute e imporre l’obbligo potrebbe creare problemi pratici a queste persone. Ecco perché bisogna insistere e cercare di convincere chi non vuole vaccinarsi. Bisogna far capire che non vaccinarsi significa mettere in difficoltà l’intero sistema sanitario. Tutti dovrebbero essere spinti a farlo, ma su base volontaria».
LA TERZA DOSE. «La terza dose va fatta in maniera prioritaria agli ultrasettantenni», afferma Parruti, «e gli ultimi studi ci dicono che è sicura: non dà problemi e non fa perdere vantaggi. Andrebbe fatta anche a tutti gli immunodepressi. Per le altre fasce d’età bisogna attendere: sono in corso degli studi per capire se sia meglio fare un’altra dose di Pfizer o Moderna ora, oppure aspettare febbraio o marzo per fare un vaccino adattato alle varianti. Sono questi i due scenari possibili». «Alcuni studi recenti hanno dimostrato che può essere conveniente fare una terza dose», conclude Fazii, «s pero che il vaccino con cui la faremo sarà adattato alle nuove varianti . Ma secondo me anche fare un’altra dose di Pfizer o Moderna sarebbe utile ugualmente».

