L’allarme degli esperti «Zone rosse inefficaci ora vaccini a tappeto»

Albani e Parruti: «Impatto ancora alto, non vediamo risultati» I nuovi casi sono 199 su appena 2.700 tamponi. Altri 8 morti
PESCARA. A quindici giorni dall’entrata in vigore della zona rossa, le maggiori restrizioni si rivelano insufficienti a contenere la corsa del virus. Soprattutto a causa della più contagiosa variante inglese, che solo nel Pescarese è responsabile del 70% dei contagi. Ne sono convinti gli esperti abruzzesi, costretti a fare i conti con una situazione che continua a peggiorare. Da un lato il referente regionale per le emergenze, Alberto Albani, che parla di un «impatto ancora altissimo» e sottolinea che «non vediamo risultati», dall’altro l’infettivologo Giustino Parruti, secondo cui è «oggettivo che la zona rossa con la variante inglese non ha funzionato» e quindi «occorrono nuovi provvedimenti». Non solo le province di Chieti e Pescara, ora il trend è in peggioramento anche nel Teramano.
NUOVI CASI. Pochi, rispetto ai giorni scorsi, i nuovi casi accertati nelle ultime ore: sono 199. Ma il dato, come ogni lunedì, è dovuto al basso numero di tamponi molecolari processati di domenica. In tutto 2.701. È risultato positivo il 7,37% dei campioni. Dei nuovi positivi, il più giovane è un bambino di un mese della provincia di Pescara, il più anziano è una donna di Chieti di 96 anni. Quelli con meno di 19 anni sono 51: 12 in provincia di Pescara, 23 in provincia di Chieti e 16 in provincia di Teramo. La località con più nuovi casi è Chieti (30). Poi ci sono Francavilla (12) e Pescara (11).
ALTRI 8 MORTI. Il bilancio delle vittime aumenta di otto unità e sale a quota 1.709. Dei decessi segnalati nell’ultimo bollettino, quattro sono avvenuti nei giorni scorsi, ma sono stati comunicati solo ieri dalle Asl. Riguardano persone di età compresa tra 62 e 91 anni: tre in provincia di Chieti, una in provincia di Teramo, un in provincia dell’Aquila e tre in provincia di Pescara. Le quattro vittime più recenti hanno 62, 81, 85 e 91 anni e sono di Civitella Roveto, Torricella Sicura, Chieti e Roccamontepiano.
RICOVERI. I guariti delle ultime ore sono 321. Di conseguenza scende il numero degli attualmente positivi, che sono complessivamente 13.111, cioè 133 in meno. Continuano ad aumentare i ricoveri, che passano dai 704 di domenica ai 714 di ieri: 633 pazienti (+11) sono in terapia non intensiva e 81 (uno in meno, al netto di decessi, dimissioni e quattro nuovi ricoveri) sono in terapia intensiva.
Al momento il tasso di occupazione dei posti letto è del 40% per le terapie intensive e del 43% per l’area non critica: entrambi i valori sono oltre le soglie di allarme, rispettivamente del 30 e del 40%.
ZONA ROSSA. Per l’ennesima giornata a Pescara è andata in tilt l’intera catena di gestione dell’emergenza, dal 118 al pronto soccorso e al Covid Hospital, che è al completo. Difficile, al momento, disporre trasferimenti, perché anche gli altri ospedali della regione, soprattutto Teramo, hanno raggiunto il livello di saturazione. «L’impatto è ancora altissimo: l’impressione è che la zona rossa non stia funzionando come dovrebbe», afferma il referente regionale per le emergenze, Alberto Albani. «Purtroppo non c’è un blocco vero della circolazione delle persone», aggiunge, «e al momento non vediamo risultati».
LOCKDOWN. «È oggettivo dover riconoscere che la zona rossa con la variante inglese non ha funzionato», gli fa eco, ai microfoni di Rete8, l’infettivologo Parruti, secondo il quale «occorrono nuovi provvedimenti». La strada del lockdown totale, come a marzo scorso, però, non è percorribile: «Lo abbiamo chiesto da settimane, ma se non è stato praticato non è praticabile», per questioni economie e psicologiche. C’è quindi la seconda opzione, «quella che Marsilio ha imboccato dopo consultazione con gli esperti, cioè una campagna di vaccinazione straordinaria», che preveda l’utilizzo di una singola dose, in grado comunque di «determinare una immunità dalla malattia» (vedi articolo a sinistra).

