L’Allergologia è senza reparto: ambulatori sparsi in tutta la città

Il medico Verna invitato dalla commissione Politiche sociali rivela i disagi per operatori e malati «Alcune patologie hanno bisogno di strutture pubbliche adeguate, non si possono trattare ovunque»
PESCARA. Allergologia non ha più un reparto all’ospedale di Pescara. C’è solo un piccolo centro, dove sei medici specialisti lavorano ognuno un giorno a settimana. La situazione è stata illustrata ieri da uno dei camici bianchi di questo centro, Nicola Verna, invitato dalla commissione Politiche sociali e della salute, presieduta da Maria Rita Carota, a illustrare le condizioni di questo settore.
Dottor Verna, perché è stato invitato dalla commissione?
«Sono stato chiamato per parlare delle problematiche dell’Allergologia della città. Credo che Pescara meriti un centro di Allergologia unico».
Perché attualmente non c’è?
«Attualmente c’è un centro, che in termine tecnico viene definito hub, dove 5-6 specialisti intervengono ognuno per un giorno alla settimana. Io faccio parte di questo staff e lavoro anch’io per un giorno alla settimana. Ma lei capisce bene che patologie che vanno affrontate con una continuità e con test che durano anche tre giorni, se io sono presente solo un giorno solo gli altri giorni chi segue i miei pazienti?».
Ma perché non c’è una struttura?
«Non c’è perché, probabilmente, per motivi organizzativi aziendali e per risparmio di costi, o perché l’Allergologia in quanto tale non è una branca riconosciuta dai Livelli essenziali di assistenza, è la prima ad essere stata tagliata dalla dirigenza della Asl».
Questo che problemi comporta per l’utenza?
«L’utenza si trova a dover affrontare un viaggio delle sette chiese tra più sedi in cui incontrare gli specialisti e magari, nell’ambito dello stesso problema, vedere più specialisti chiamati a seguire la stessa patologia. Poi, non possono accedere a terapie o a diagnosi per patologie potenzialmente anafilattiche che sono quelle che hanno bisogno di una Rianimazione e di un carrello delle emergenze sempre disponibile. Tutto questo non può essere fatto sul territorio, questi pazienti dovrebbero stare in ospedale in prossimità di un servizio di Rianimazione e con personale dedicato e specifico che non può cambiare. Non si può mettere il primo infermiere che capita che, magari, si è occupato dei cateteri vescicali il giorno prima e il giorno dopo viene ad affrontare un problema di allergia. Serve personale addestrato che, in alcuni casi, deve addestrare i pazienti a come affrontare le crisi di tipo anafilattico. Quindi, ci vogliono un livello di competenza e di empatia con il paziente che non si improvvisano in un giorno».
Quanti sono i pazienti a Pescara?
«Il 30 per cento della popolazione ha una potenziale allergia di tipo alimentare. L’Allergologia di Pescara, quando era una struttura, faceva 12mila prestazioni all’anno e 3mila visite nuove all’anno. Adesso ci sono più ambulatori e più sedi sui cui ogni specialista svolge la sua attività. Così può capitare che il patch test per le intolleranze alimentari lo metti un giorno in ospedale e un altro giorno lo vai a far visionare a via Pesaro con due specialisti diversi, quindi e con il secondo che non sa perché è stato fatto».
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