L’allevatore Rossi: «Porto a Bruxelles la nostra protesta»

10 Maggio 2024

La sua associazione Cospa denunciò la mafia dei pascoli Corre nella stessa lista del Capitano Ultimo che arrestò Riina

L'AQUILA. «Ho deciso di accettare la sfida della candidatura alle europee perché ritengo che la protesta degli agricoltori debba arrivare direttamente nel cuore dell'Europa». Dino Rossi, 62 anni, aquilano, fondatore nel 2001 del Comitato spontaneo degli allevatori Cospa Abruzzo - che si batte in difesa del comparto agricolo e dell'allevamento e per prima ha denunciato la mafia dei pascoli - è il 13esimo candidato abruzzese alle elezioni europee intervistato dal Centro, in vista del voto dell'8 e 9 giugno. Corre con la lista Libertà- Sud chiama nord, che fa riferimento a Cateno De Luca e a Laura Castelli e che vede, nelle sue fila, anche il Capitano Ultimo, all'anagrafe Sergio De Caprio, protagonista dell'arresto nel 1993 del boss di Cosa nostra, Totò Riina. «Dobbiamo scavalcare il filo spinato e portare le nostre rivendicazioni a Bruxelles», dice Rossi, che elenca le principali richieste da trasferire in sede europea: più gasolio per i trattori, niente carri armati e progetti life che devono arrivare agli agricoltori di montagna «i veri soggetti deputati alla tutela dell'ambiente».
«Il primo problema che l'Ue deve affrontare», afferma Rossi, «è quello del costo del gasolio e dell'energia elettrica, che gravano sulla gestione aziendale e sugli imprenditori agricoli e stanno mettendo in ginocchio moltissime imprese. Un discorso che si incrocia con il capitolo guerra: invece di finanziare l'acquisto di armi bisognerebbe sostenere i comparti che sono in difficoltà, come l'agricoltura», evidenzia il candidato di "Sud chiama nord", «e che rappresentano il volano dell'economia per Paesi come l'Italia».
Gli argomenti sul tavolo sono diversi, come la gestione della fauna selvatica che, secondo Rossi, «non può essere ostacolata da animalisti da salotto: va affrontata anche la questione dei lupi che operano continue aggressioni e che, come accade in molti Stati europei, dovrebbero essere declassati come tutela per consentirne la gestione e l'eventuale abbattimento, in presenza di un reale e accertato pericolo per la vita umana».
Il ruolo dell'Abruzzo in Europa è legato, per Rossi, a tutte le tematiche elencate: «Le aree protette vanno ridotte», sottolinea, «questo porterebbe ad una salutare gestione faunistica e alla protezione delle coltivazioni, oltre che dell'uomo. Abbiamo una flotta di cacciatori, non vediamo la necessità di utilizzare l'esercito per abbattere i cinghiali. Le aree protette hanno un'estensione eccessiva rispetto al territorio abruzzese», rimarca Rossi, «tanti centri di montagna stanno scomparendo in quanto i terreni non possono essere più coltivati perché devastati dalla fauna selvatica».
All'Ue il compito, incalza Rossi, «di approntare un piano programmatico per la tutela delle produzioni locali e delle aziende agricole, con incentivi mirati a sostegno del comparto. La Comunità europea», evidenzia, «stipula accordi extracomunitari per l'importazione di prodotti a basso costo da Marocco, Australia e altre nazioni, mettendo in ginocchio il settore agricolo italiano oppresso da una concorrenza sleale che gli imprenditori agricoli non riescono a sostenere». Infine, il tema dell'accesso al credito: «Il sistema bancario ci sta affossando», rileva Rossi, «l'agricoltura è un comparto differente dagli altri, condizionato ai cambiamenti climatici. Occorre una maggiore flessibilità nell'accesso al credito per far fronte alle stagioni climatiche sfavorevoli, non essendo garantito un flusso costante delle entrate per gli agricoltori. Anche in questo caso, auspichiamo l'intervento dell'Unione europea». (m.p.)
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