L’America del Vate raccontata nel libro del medico-scrittore

13 Novembre 2019

Nicola Perone, docente a Houston e originario di Pianella: l’idea? Quando scoprii che negli Usa c’erano il fratello e il figlio del poeta

PESCARA. Il Vate poco conosciuto che a cavallo tra ’800 e ’900 raccoglieva ammiratori in America: è quello che viene fuori dal libro dedicato a Gabriele D’Annunzio da Nicola Perone, professore di Clinica ostetrica e ginecologia all’Università del Texas con la passione la saggistica. Perrone ha dato alle stampe “D’Annunzio e l’America”, edito da Ianieri e presentato domenica scorsa al Fla con Giordano Bruno Guerri, presidente della fondazione “Vittoriale degli italiani”, e il giornalista Antimo Amore.
«L’idea del libro è nata durante uno dei miei periodici ritorni a Pescara», racconta il medico e saggista, «feci una visita alla casa-museo del poeta e, parlando col personale, quando seppero che vivevo a Houston, mi dissero che in America c’erano alcuni discendenti di D’Annunzio, del fratello Antonio e del figlio Veniero, che erano emigrati lì. Mi misi a rintracciare questi parenti del Poeta, per capire che cosa aveva rappresentato l’America per lui, incuriosito dal fatto che, nel vasto materiale biografico, non esiste nulla sull’argomento».
Perone aveva anche l’obiettivo personale di rinsaldare il suo legame con l’Abruzzo, attraverso un personaggio simbolo della regione. Infatti, pur vivendo in America dal 1970, Perone è nato a Pianella, paese della madre; il padre invece era un insegnante originario della provincia di Caserta. Perone ha lasciato Pianella a 9 anni, per poi frequentare il liceo classico a Pescara e Medicina a Roma.
«Volevo inserire un nuovo tassello, poco conosciuto, nella vita complessa di un grande personaggio», riprende Perone, che nel corso delle sue ricerche ha localizzato nel Massachussets un nipote del fratello del poeta. «Da queste ricerche è emerso che D’Annunzio ha goduto di una discreta fama in America», spiega il medico, «pur non avendovi mai messo piede e non conoscendo se non qualche parola d’inglese. Nel 1896 però viene pubblicato “Il trionfo della morte” con il titolo “The Triumph of Death”, nel 1898 “Il piacere” come “The Child of Pleasure”, calcando il titolo della versione francese, mentre nel 1900 esce “Il fuoco”, tradotto come “The Flame of Life”, e apprezzato anche da Ernest Hemingway. L’interesse per gli Stati Uniti», continua Perone, «veniva anche dalla sua attività politica e militare, e dal suo interesse per le invenzioni sfornate Oltreoceano».
La pubblicazione di Perone ha riscosso l’interesse dei discendenti. Federico D’Annunzio, discendente del figlio di Veniero e quindi pronipote del Vate, che oggi vive a Firenze ed è erede del titolo di principe di Montenevoso, ha anche inviato un messaggio in occasione della presentazione del libro a Pescara.
©RIPRODUZIONE RISERVATA