L’amianto è pari a mille campi di calcio

1 Luglio 2018

La Regione presenta il piano-smaltimento atteso da 26 anni che nasce già vecchio. Restano solo 3 giorni per le osservazioni

PESCARA. In Abruzzo ci sono dieci milioni di metri quadrati di amianto: una quantità mostruosa pari mille campi di calcio. La provincia di Chieti guida la classifica della maggior presenza di materiale compatto e friabile con quasi tre milioni di metri quadrati. Oltre 23 milioni di chili di amianto compatto sono stati rimossi dal 2009 al 2017 nella nostra regione.
Parte da questi numeri il Piano regionale amianto che l’Abruzzo attende da 26 anni ma che nasce già vecchio.
IL FATTORE OMERTÀ. Il documento è stato presentato venerdì a Pescara dal sottosegretario di giunta, Mario Mazzocca, con delega ad Ambiente ed Ecologia. Il Piano prova a fare il quadro della situazione attraverso un censimento provincia per provincia.
L’indagine su 9.531 siti ha permesso di rilevare 1.900 edifici pubblici e 475 industriali con presenza di amianto di cui 9.178.173 metri quadrati sono di materiale per fortuna ancora compatto e 419.175 friabile. Ma è un report da aggiornare perché calcolato dall’alto attraverso l’aerofotogrammetria e con le autodenunce dei cittadini, quindi con una margine d’errore alto direttamente proporzionale al tasso di omertà. Così come resta non censita una quantità enorme di amianto invisibile, come i vecchi tubi di bonifica o i canali di scolo, sfuggita a qualsiasi controllo. Il Piano è comunque in fase di pubblicazione e consultazione «allo scopo di recepire osservazioni, contributi e valutazioni utili per la completa e definitiva stesura», dice la Regione. Che si traduce nel procedimento Vas (Valutazione ambientale strategica) che dà la possibilità di presentare proposte o controproposte nell’arco di 45 giorni di tempo. Ma la Vas scadrà il 3 luglio.
SOLO UNO. Quindi tutti i cittadini abruzzesi interessati, oltre naturalmente alle associazioni di categoria, ambientaliste e alle imprese del settore, sono avvisate: i giorni rimasti a disposizione sono pochissimi. E finora le osservazioni arrivate sono solo due da parte delle Regioni Lazio e Molise, anch’esse molto interessate al piano abruzzese per via delle discariche dove poter smaltire amianto.
Ma in Abruzzo di questi impianti ce n’è soltanto uno: il Sigma 90 a Ortona che, dai dati che pubblichiamo in tabella, risulta essere ambìto visto che, dal raffronto tra il materiale smaltito in discarica e quello rimosso, gran parte proviene da interventi eseguiti in altre regioni: parliamo di oltre 120 milioni di chilogrammi importati fino al 2017.
IL REBUS DEI COSTI. La Regione Abruzzo, dal canto suo, ha deciso di accogliere la proposta di creare un tavolo-osservatorio amianto che si aggiunge al comitato tecnico scientifico già esistente e di cui fanno parte, tra gli altri, le Asl e l’Arta. Passiamo alle osservazioni. Tra le più interessanti compaiono quelle di Confindustria Chieti-Pescara, ancora da formalizzare, che mostrano numerosi e reali punti deboli di questo strumento che interessa tutti i 305 Comuni d’Abruzzo. «Segnaliamo», affermano gli industriali, «la mancanza nel Piano di una programmazione impiantistica per lo smaltimento dei rifiuti contenenti amianto dal momento che l’unica discarica oggi attiva in Abruzzo, la Sigma 90 di Ortona, ha una capacità residua di circa 60.000 metri cubi; tra meno di due anni la discarica sarà in saturazione e ci troveremo in una situazione di emergenza». Passiamo ai costi: «Dal momento che le casse dei Comuni sono notoriamente vuote, è auspicabile incrementare la percentuale di incentivo agli enti locali dal 70% al 100%», propone Confindustria che, per quanto riguarda i cittadini, sostiene che: «Negli anni scorsi con i bandi per la dismissione di piccole quantità di amianto si sono rivelati troppo complessi nelle procedure e non aggiornati nei contenuti. Il costo del progetto tante volte è stato maggiore dell’incentivo; inoltre, sono presenti fasce di prezzo che risalgono a 10, 15 anni fa; è preferibile rifarsi al prezzario regionale delle opere edili, aggiornato a febbraio 2018». E infine: «Il censimento, redatto dalla società Collabora Engineering, risale al 2007, troppo datato: non contiene dati aggiornati e attendibili»
ROBA VECCHIA. Che il problema dello smaltimento dell’amianto sia di intesse diffuso lo dimostrano i numeri del report, denominato “Amianto Map”. Ma che siamo di fronte a numeri in difetto non lo dice solo Confindustria. Lo dimostra infatti una mappatura fatta dall’Università D’Annunzio di Chieti e Pescara, Dipartimento di Geologia, su incarico della Regione, che nel Sir (Sito di interesse regionale) di Chieti Scalo, ricorrendo all’uso del drone, ha scoperto una quantità d’amianto esattamente doppia rispetto a quella censita.