L’angoscia e quel cadavere trovato in città
In poche ore si è passati dal timore per un corpo senza nome abbandonato al sospiro di sollievo
SULMONA. La buona notizia della liberazione di Panfilo “Benny” Colonico, lo chef e imprenditore sulmonese rapito in Ecuador, è arrivata proprio nel momento di massima apprensione dei parenti e degli amici, quelli nel Paese sudamericano e quelli in Abruzzo, ma anche quelli che ha lasciato in Canada.
Mercoledì, infatti, mentre la polizia lesinava aggiornamenti sulle indagini per mantenere segrete le sue operazioni, nella città di Guayaquil è stato ritrovato un cadavere senza nome. Il corpo, fatto a pezzi, era di un individuo di carnagione chiara e di mezza età ed è stato abbandonato vicino a un viadotto poche ore prima che Colonico rispuntasse invece nel suo ristorante: per questo, si temeva che potesse essere lui, ucciso dai banditi perché non in grado di pagare tutto il riscatto richiesto.
L’ipotesi è circolata prima tra la stampa ecuadoriana, per raggiungere poi inevitabilmente anche l’Italia. Per fortuna a Colonico è andata diversamente: ha potuto fare ritorno sano e salvo, in un paese dilaniato dalla criminalità e dai sequestri di persona a caccia di riscatti. Un altro imprenditore, a riprova dei problemi del Paese sudamericano, è stato rapito negli stessi giorni in Ecuador.
Un sospiro di sollievo, che ha concluso una angoscia durata cinque giorni, in cui hanno voluto parlare pubblicamente amici e colleghi di Colonico, ma anche la compagna ecuadoriana Danielle, che finalmente ha potuto riabbracciarlo.

