L’appello dei sindaci anche dall’Abruzzo: «Premier vai avanti»

19 Luglio 2022

Tra le mille firme anche quelle di D’Alberto e di Ferrara: «Fase delicata, servono stabilità e la sua autorevolezza»

Si alza anche dall’Abruzzo l’appello dei sindaci al premier Mario Draghi a non lasciare il ruolo di presidente del Consiglio.
La sua autorevolezza, insieme alla stabilità istituzionale che può garantire in una fase delicata come questa, tra Pnrr, legge di Bilancio ed emergenze da fronteggiare: sono questi tra i motivi che hanno spinto diversi primi cittadini abruzzesi a firmare la petizione dei “mille sindaci per Draghi”. Su tutti, il teramano Gianguido D’Alberto, che è anche presidente regionale dell’Anci dei Comuni, e il primo cittadino teatino Diego Ferrara.
Non hanno firmato l’appello, invece, i sindaci delle due città abruzzesi più popolose: il pescarese Carlo Masci e l’aquilano Pierluigi Biondi, quest’ultimo schierato, all’opposto, come il suo partito Fratelli d’Italia, per tornare subito al voto.
Abbiamo chiesto ad alcuni dei sindaci dei comuni più grandi della regione se hanno firmato l’appello e cosa pensano della crisi di Governo in corso.
NEL CHIETINO
«Ho firmato, perché temo fortemente che una crisi al buio possa colpire progressi e progetti dei Comuni», dice il sindaco di Chieti Diego Ferrara. Sulla stessa linea anche il primo cittadino di Vasto Francesco Menna: «Ho aderito perché in questo momento ci sono grandi questioni pendenti – dal Pnrr agli effetti dell’inflazione – con i bilanci comunali sotto stress per la pandemia e il caro carburanti e con criticità sociali da affrontare. Serve l’autorevolezza di Draghi per le riforme».
Non ha invece firmato l’appello il primo cittadino di Lanciano Filippo Paolini: «I sindaci delle città medio-piccole devono fare i sindaci e lasciare a Roma la trattazione dei grandi sistemi: sono decisioni, quelle sul futuro del Governo, che devono prendere il presidente della Repubblica e il premier stesso».
NEL TERAMANO
«Ho firmato l’appello perché non siamo in condizioni normali, ma ci troviamo in una emergenza istituzionale profonda», spiega il primo cittadino e presidente Anci Gianguido D’Alberto, «serve continuità per garantire la stabilità e la solidità di cui abbiamo bisogno. Soprattutto adesso che, nella fase di redazione della legge di Bilancio, è il momento di affrontare problematiche vitali come gli effetti della pandemia, il caro prezzi e tutte le conseguenze della guerra».
Anche il primo cittadino di Roseto degli Abruzzi Mario Nugnes appoggia la petizione dei sindaci: «Draghi deve restare, è la figura che può tirarci dal guado, in questo momento storico di tutto abbiamo bisogno tranne che di giochini politici».
Nel Teramano si smarca dalla petizione, invece, il sindaco di Giulianova Jwan Costantini: «Non ho firmato, noi sindaci dobbiamo occuparci di tematiche più delicate per i cittadini. La situazione politica è complessa a causa di un teatrino. Se Draghi non può continuare si deve tornare al voto, non vedo altre soluzioni».
NEL PESCARESE
Non ha firmato l’appello anche il sindaco di Pescara Carlo Masci. «Non ho firmato perché credo che Draghi sappia cosa fare e quindi che deciderà in maniera autonoma. Come sono convinto che sappiano cosa fare i partiti», spiega, poi continuando: «Io sono d’accordo con chi dice che non si può restare al Governo con il Movimento 5 Stelle, dopo la prepotenza mostrata nell’approvazione del decreto Aiuti».
Tutt’altra posizione per Chiara Trulli, prima cittadina di Spoltore: «Firmerò l’appello. Ci credo fortemente: Draghi è l’unica figura che può garantire, in questa fase, credibilità internazionale e autorevolezza, ma anche stabilità».
NELL’AQUILANO
Si appresta a firmare l’appello anche Gianfranco Di Piero, sindaco di Sulmona: «Questo è un momento estremamente delicato, con scadenze e problemi da affrontare, un abbandono di Draghi sarebbe preoccupante».
Fuori dal coro dei sindaci, la posizione del primo cittadino dell’Aquila Pierluigi Biondi, che segue la linea di Fratelli d’Italia espressa dalla leader Giorgia Meloni e dal governatore Marco Marsilio e ribadisce: «Da sindaco l’auspicio è di poter contare su un governo centrale che sia solido e che abbia un programma chiaro e non ci costringa ad assistere a balletti come quello di questi giorni: di fronte a tante incertezze, meglio tornare subito al voto. Non ho firmato l’appello per chiedere al premier Draghi di rimanere al suo posto e non condivido il metodo e lo stile di questa iniziativa». Poi ancora: «Lo zelo che lo stato maggiore del Pd e i suoi sindaci stanno mettendo nel chiedere al presidente del Consiglio di rimanere al suo posto va ben oltre la figura, pur autorevole, di Draghi e sottintende un maldestro tentativo per prendere tempo visto il fragoroso fallimento del cosiddetto “campo largo” dell’alleanza con il Movimento 5 Stelle».È proprio il Partito democratico a replicare a Biondi. «L’ultima versione della filiera Meloni - Marsilio - Biondi si sostanzia in dichiarazioni pubbliche che criticano chi legittimamente esprime un’opinione a sostegno di Draghi, preoccupati per le sorti del Paese», commenta il segretario regionale del Pd Michele Fina, per cui si è davanti «all’ennesima dimostrazione della natura cinica del gioco di Fratelli d’Italia: pur di conquistare il Palazzo che nominano in modo così dispregiativo, calpestano ogni cosa, dai più basilari diritti costituzionali fino alla coerenza e alla logica politiche più elementari, passando per i loro alleati che dicono poco o niente, preda di qualche forma di sindrome di Stoccolma».