L’appello di Marco: fate lavorare i disabili

19 Marzo 2019

Affetto da atrofia ottica di Leber, il 36enne racconta il suo calvario affinché «non ci siano persone isolate»

FRANCAVILLA AL MARE. «Nel 2003 ho scoperto di avere una patologia che progressivamente mi ha ridotto la vista. Quattro anni dopo sono stato licenziato e da allora sono 12 anni che cerco lavoro. Adesso pare che si sia aperta un'opportunità nella grande distribuzione, mi auguro che sia la volta buona perché sono esausto». La storia di Marco (nome di fantasia) 36enne residente in città, è una di quelle che mostra tutte le falle di un sistema che anziché aiutare le persone in difficoltà tende ad abbandonarle. «Ho deciso di raccontarla sperando che la mia disavventura possa essere da monito. Io mi auguro di aver risolto, ma ci sono tante persone nelle mie condizioni che continuano a brancolare nel buio com'è capitato a me». Le vicissitudini iniziano nel 2003, quando durante le visite per la leva militare Marco scopre di essere affetto dall'atrofia ottica di Leber, una patologia congenita, silente nei suoi cugini, ma che con lui si manifesta ogni giorno sempre di più. «In quel periodo lavoravo in un'area di sosta in autostrada e contemporaneamente portavo avanti le cure tra l'ospedale di Chieti e quello di Pescara, fin quando non sono stato indirizzato a Bologna». Nel 2007, però, a seguito di un ridimensionamento del personale, Marco rimane senza lavoro: «Da lì parte il mio calvario. Da un lato la cura della malattia, che se in un primo momento aveva dato qualche risultato incoraggiante, poi si è via via stabilizzata, tanto che oggi ho 1/20 di vista residua. Dall'altro l'assenza di opportunità di lavoro. Tutte le volte che mi presentavo ai colloqui, la mia condizione era sempre un handicap insormontabile. Quando invece provavo a rispondere ad offerte di lavoro per le categorie protette, mi trovavo immerso in un tunnel senza via d'uscita: le aziende hanno poca voglia di assumere persone con disabilità e lo fanno solo nei limiti degli obblighi di legge. Contratti brevi, a tempo determinato, e poi via. Alcune volte inoltre, mi rendevo conto che l'offerta di lavoro, seppur rivolta alle categorie protette, era incongruente: se una persona non ha una mano, come fa a fare il saldatore?». Durante questi lunghi 12 anni, Marco si è sempre rimboccato le maniche, arrivando anche in Veneto pur di lavorare. E poi le esperienze di un centro commerciale, nei supermercati e quella nel negozio di ferramenta, dove però le troppe ore davanti al computer cozzavano con la sua condizione. «Nei prossimi giorni inizierò la nuova avventura, sperando che sia quella giusta. Ma il mio percorso ad ostacoli deve servire perché altri possano avere la strada più facile», chiosa Marco. (a.d.s.)