L’Appendino e il dialogo «Mai più Torino divisa»

21 Giugno 2016

TORINO. L’ex roccaforte del centrosinistra si sveglia a 5 Stelle, in uno sbigottimento generale che per alcuni - i vincitori - prende le forme dell’euforia e dell’entusiasmo, mentre per altri - la...

TORINO. L’ex roccaforte del centrosinistra si sveglia a 5 Stelle, in uno sbigottimento generale che per alcuni - i vincitori - prende le forme dell’euforia e dell’entusiasmo, mentre per altri - la classe dirigente del Pd scalzata della guida della città dopo oltre vent’anni - si tinge di amarezza e di incredulità.

Il ballottaggio torinese ha consegnato le chiavi della città alla candidata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino, in uno storico ribaltone quasi impensabile fino ad un paio di settimane fa. Se domenica notte, poco dopo la fine dello spoglio, nel pieno delle scosse del terremoto a 5 Stelle, Appendino si è presentata alle telecamere visibilmente emozionata, ieri la neosindaca ha puntato su toni rassicuranti ed istituzionali. «Io non credo sia un voto di protesta, ma di persone che non si sono sentite parte di questa amministrazione, parte di questa città. La capacità di ascoltare e cogliere le esigenze credo che sia una importante dote di un sindaco, quindi credo che l’errore (del Pd, ndr) sia stato lì, nell’incapacità di ascolto e noi ripartiamo proprio di lì, dall’ascolto».

La caduta dell’Ancien Régime è infatti anche lo specchio di un mutamento sociale che ha trasformato una città di lunga vocazione operaia, permeata da una forte tradizione politica di sinistra, in un una città segnata da crescenti sacche di povertà. Sono proprio le periferie, tra le quali i quartieri Vallette e Barriera di Milano, ex zone operaie ora strette nella morsa della disoccupazione, ad aver sancito con maggiore slancio la vittoria dei 5 Stelle: qui Appendino ha superato il 60% di consensi, mentre Fassino crollava fino ad un esiguo 30%, riuscendo ad aggiudicarsi soltanto i quartieri benestanti del Centro-Crocetta e della precollina. «Il voto - ha detto Appendino - ha dimostrato che c’è una città divisa in due, che si sente sola. Credo che il grido forse di dolore che è stato lanciato dalle periferie non possa essere inascoltato. Il nostro obiettivo è far sì che ci si abbracci e le due parti possano tornare ad essere una».

Appendino ha inoltre ribadito il suo no alla Tav («Un sindaco non può bloccare la Torino-Lione, ma porterò al tavolo le ragioni del no»), ma uno dei sui primi atti politici è stato chiedere la testa dei presidenti della Compagnia di San Paolo e della multiutility Iren, Profumo e Peveraro, nominati non senza controversie da Fassino.

Un attacco a quell’establishment torinese al quale lei si è sempre presentata come l’alternativa, fin dal suo slogan “L’alternativa è Chiara”. Appendino è però pur sempre parte della borghesia industriale torinese, manager e figlia dell’ex braccio destro dell’attuale presidente di Confindustria Piemonte. È la fronda “girondina” dei 5 Stelle, rivoluzionari moderati, pacati e, almeno programmaticamente, ecumenici, come emerso dalle parole della neosindaca.

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