L’arcivescovo Forte: «La ricerca della pace attraverso il dialogo»

Resta purtroppo inascoltata la voce di Papa Francesco, che continua a indicare la guerra come male assoluto e ad implorare la ricerca di un dialogo che cerchi la pace nella giustizia e nella verità,...
Resta purtroppo inascoltata la voce di Papa Francesco, che continua a indicare la guerra come male assoluto e ad implorare la ricerca di un dialogo che cerchi la pace nella giustizia e nella verità, tanto per il conflitto in Ucraina, quanto per quello in Terra Santa.
Sotto il profilo dell’incidenza delle religioni su quanto sta avvenendo, poi, risulta sempre più chiaro che il vero scontro è quello fra le religioni, convergenti tutte nell’aspirazione alla pace voluta dall’unico Creatore, e i fondamentalismi, che sono alla base della lotta senza quartiere, frutto di visioni ideologiche violente e accecanti, oltre che di deplorevoli calcoli e interessi politici.
Il ritorno al primato dell’istanza etica, contenuta nei testi fondatori della fede riconosciuti tali rispettivamente da ebrei, cristiani e musulmani, appare così più che mai necessario. Non pochi fra gli ebrei e gli arabi lo auspicherebbero, come dimostrano voci di provenienza diversa, che stanno condannando l’immoralità della guerra e affermando la necessità di aprire canali di dialogo internazionalmente garantiti.
Le prese di distanza dalle posizioni del Patriarca Kirill anche in ambito ortodosso confermano questa condanna. Le manifestazioni svoltesi in tutto il mondo per una pace costruita attraverso la giustizia e il dialogo, proprio nella varietà delle componenti che le hanno animate, hanno mostrato quanto vasta sia questa urgenza etica, che nulla ha a che vedere col “pacifismo” ideologico e strumentale di chi rifiuta la violenza con forme violente inaccettabili.
Quale peso potrà avere questo bisogno di consenso etico? Come potrà affermarsi il valore assoluto della persona umana - di ogni persona umana - davanti a Dio e alla storia, da rispettare proprio in alternativa alla barbarie del terrorismo fondamentalista e alla violenza assurda della guerra?
Anche se nell’immediato una scelta convinta a favore della ricerca della pace attraverso il dialogo potrebbe apparire perdente, in tempi non lontani essa potrà segnare la svolta di cui si avverte il bisogno. Forse, allora, l’apporto che la luce del Natale potrebbe dare oggi alla famiglia umana è quello di suscitare in tutti l’impegno a tendere verso il nuovo ordine internazionale, cui sta dando voce la tenacia della fede di Papa Francesco: sapranno capirlo i governi coinvolti, i popoli toccati dalla tragedia del conflitto e i responsabili delle scelte finora compiute?
Il Natale del Dio vivente è per i cristiani, ma in certa misura anche per tutti, una sfida a credere in questa via e ad operare in vista di essa, ciascuno agendo secondo le proprie possibilità, che vanno dalla preghiera alla denuncia, dalla solidarietà alle non meno necessarie prese di distanza, dall’impegno personale alla pressione sulle parti politiche e su quanti hanno potere o carisma per influenzare gli altri. Sarà foriero di questa pace il Natale che ci apprestiamo a vivere? Chiederlo a Dio è dovere di ogni credente.
Sperarlo e impegnarsi perché sia così è compito di ogni cittadino della grande casa comune, che è il mondo.
Bruno Forte
Arcivescovo di Chieti-Vasto
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