L’arrestata parla due ore: io, raccordo per le tangenti

10 Aprile 2021

Luigia Dolce risponde al gip e conferma le accuse. Mattucci resta in silenzio

PESCARA. «Sono molto stanca e provata, ma sono qui, pronta a dire tutto quello che so e tutto quello che ricordo sui fatti che mi vengono contestati». Inizia così il lungo interrogatorio-confessione reso ieri mattina davanti al giudice Nicola Colantonio da Luigia Dolce, finita in carcere quale coordinatrice della cooperativa sociale La Rondine di Lanciano. Secondo l’accusa, tramite i presunti favori del dirigente della Asl, Sabatino Trotta, suicidatosi nel carcere di Vasto 8 ore dopo l’arresto di martedì scorso, la cooperativa si aggiudicò l’appalto da 11 milioni di euro per la gestione di residenze psichiatriche extra ospedaliere, finito così nelle mani dell’altro arrestato, Domenico Mattucci, numero uno della stessa coop sotto inchiesta.
Dopo un breve colloquio con il suo nuovo avvocato, Augusto La Morgia (che l’assiste insieme al collega Matteo Cavallucci), la Dolce ha iniziato la sua confessione durata due ore, confermando al gip, e ai due pubblici ministeri titolari dell’inchiesta, Anna Benigni e Luca Sciarretta, che seguivano l’interrogatorio a distanza, che quelle ipotesi accusatorie contenute nelle 220 pagine della misura cautelare che l’hanno condotta in carcere sono veritiere. La donna, distrutta da una vicenda che nel giro di poche ore ha stravolto la sua vita lavorativa, familiare e affettiva, ha vuotato il sacco confermando agli inquirenti soprattutto il suo ruolo di raccordo tra il suo capo Mattucci e il medico Trotta che, secondo le accuse, avrebbe «pilotato» la gara di appalto in favore della coop. Un ruolo di intermediaria delle tangenti (si parla di 50mila euro in contanti) e dei regali che Mattucci avrebbe elargito a Trotta per assicurarsi l’aggiudicazione della gara da 11 milioni che, con le proroghe, sarebbe arrivata a superare i 17 milioni di euro, come affermato in conferenza stampa dal procuratore Anna Rita Mantini. E quindi ecco che le accuse di corruzione, nel corso dell’interrogatorio di Dolce, hanno trovato una conferma. L’indagata ha raccontato al giudice di quei passaggi di soldi che nell’inchiesta sono riportati grazie anche al captatore informatico che la procura aveva fatto installare nel cellulare di Trotta. E dunque quelle consegne di soldi (prima 30mila euro, poi 15 mila, e poi ancora il Rolex acquistato tramite un bonifico dal conto della coop, ma celato nella sua identificazione proprio per evitare il destinatario), oltre alle diverse regalie che sarebbero state fatte nel corso dei mesi precedenti all’aggiudicazione della gara, hanno trovato riscontro nelle dichiarazioni della Dolce. Per l’accusa, Dolce aveva il compito, anche per i suoi buoni legami personali con Trotta, di fare da collegamento tra Mattucci e lo psichiatra che stava curando ogni aspetto tecnico della gara, dopo aver inserito nella commissione due suoi fedelissimi come Antonio D’Incecco e Anna Rita Simoni, anche loro indagati.
Conferme sarebbero arrivate anche per la questione della turbativa della gara anche se la Dolce, sul punto, avrebbe detto di non aver avuto un ruolo specifico: avrebbe aggiunto di aver ipotizzato il lavoro che stava svolgendo Trotta per conto di Mattucci, anche se il quadro completo della vicenda lo avrebbe delineato solo leggendo la misura cautelare. Insomma, per i due titolari dell’inchiesta, Benigni e Sciarretta, si tratta di un passaggio fondamentale che dà forza alle indagini che sono ancora in corso.
Mattucci, ieri mattina, assistito dall’avvocato Giuliano Milia, ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande del gip nell’interrogatorio di garanzia. La sua posizione, alla luce di quanto ha detto la Dolce, diventa quindi ancor più delicata. Entrambi i legali hanno presentato istanza per i domiciliari, ma le porte del carcere si potrebbero aprire questa mattina soltanto per Dolce, dopo la sua fruttuosa collaborazione con la procura.
Intanto, sul fronte dell’inchiesta per istigazione al suicidio in corso a Vasto dopo la morte di Trotta, che si è impiccato in cella poche ore dopo l’arresto, il magistrato Michele Pecoraro ha ricevuto solo ieri le carte e la documentazione sequestrata che dovrà ora essere esaminata. Mentre l’autopsia, che verrà effettuata dal medico legale Pietro Falco, sembra sia stata anticipata a questa mattina.