L’arrestato respinge le accuse ma il giudice lo lascia in carcere

9 Marzo 2019

PESCARA. Il marocchino accusato di violenza sessuale e lesioni potrebbe fuggire e anche rendersi responsabile di altre violenze. Ecco perché il giudice per le indagini preliminari Nicola Colantonio...

PESCARA. Il marocchino accusato di violenza sessuale e lesioni potrebbe fuggire e anche rendersi responsabile di altre violenze. Ecco perché il giudice per le indagini preliminari Nicola Colantonio ha convalidato il fermo del 35enne, I.O., bloccato mercoledì pomeriggio dai carabinieri per la violenza ai danni di una ucraina 50enne e ha disposto che resti in carcere. L’uomo, ascoltato ieri in carcere dal giudice alla presenza del difensore dell’indagato, l’avvocato Claudio Croce, nega di aver picchiato la donna, di averla palpeggiata e di aver tentato di abusare sessualmente di lei in una casa abbandonata in via Alento dove la donna alloggiava da un po’ e dove i due si sono incontrati di notte con altre persone. Il marocchino, che non ha né casa né documenti e non ha ottemperato a un decreto di espulsione, sostiene di essersi separato dagli altri, quella notte, perché l’ucraina e il suo compagno stavano discutendo. E da allora si sono perse le tracce del compagno della vittima, fa notare Croce. Ma per il giudice esistono indizi a sufficienza per ritenere il marocchino responsabile di quella aggressione. E a incastrarlo ci sono la testimonianza della vittima, che ha ricostruito tutto davanti ai carabinieri, e quella dell’uomo che l’ha soccorsa all’alba e che fino a qualche ora prima era nella casa e ha assistito alla escalation di violenza del marocchino per poi allontanarsi, quando ha capito che non era prudente stare lì. Anche lui è stato ascoltato dagli uomini dell’Arma.
Considerata l’indole violenta dell’arrestato, che fa uso di alcol e potrebbe rendersi responsabile di episodi dello stesso tipo, il gip ha stabilito che il 35enne resti in carcere, ma l’avvocato Croce chiederà «la revoca o la modifica della misura cautelare». Croce sottolinea che «nessun testimone ha assistito direttamente alla presunta violenza, anche se più persone si trovavano nella stanza accanto a quella dove presumibilmente è accaduto il fatto. E quindi è ancora da verificare che sia stato il mio cliente a provocare le lesioni» alla donna, dichiarata guaribile in 21 giorni, per il trauma cranico. «L'unica persona ad accusare il mio assistito è la parte offesa, anche lei senza fissa dimora, per cui a ora non ci sono prove certe sulla colpevolezza», conclude Croce.