L’arrestato si difende: non ho intascato le tasse

21 Maggio 2015

Il titolare della società di riscossione interrogato dal gip: «Non ho usato i soldi dei contribuenti per andare in vacanza. Conduco una vita modesta»

PESCARA. Non avrebbe fatto viaggi in villaggi turistici né condotto una vita lussuosa ma, anzi, la sua quotidianità sarebbe stata normale: una vita modesta. Ha respinto le accuse Enio Carlo Di Fiore, il 63enne residente a Scafa e amministratore della società di riscossione tributi Sican, che dalla settimana scorsa si trova agli arresti domiciliari con l’accusa di aver «trattenuto» illecitamente e destinato a scopi personali il denaro riscosso invece di versarlo nelle casse di alcuni enti locali del Pescarese.

Di Fiore, assistito dall’avvocato Alessandro Dioguardi, è stato interrogato ieri mattina e, di fronte al giudice delle indagini preliminari Maria Carla Sacco, ha respinto le accuse e dichiarato la propria estraneità a ogni anomalia contabile o amministrativa. L’arrestato ha anche respinto l’accusa di aver speso il denaro per l’acquisto di beni di lusso, viaggi all'estero e soggiorni in villaggi turistici come invece l’accusa rappresentata dal pm Mirvana Di Serio gli contesta. L’avvocato Dioguardi presenterà una memoria difensiva e chiederà la revoca della misura cautelare depositando anche la documentazione utile a smontare l’accusa di peculato.

Accanto all’amministratore della Sican Di Fiore, nell’inchiesta della Guardia di finanza guidata dal comandante provinciale Francesco Mora, sono indagati anche Francesco Cipolletta, napoletano di 49 anni e amministratore della Sican dal 2008 al 2011, e l’ex sindaco di Turrivalignani Roberto Di Cecco, assistito dall’avvocato Andrea Cocchini.

I tre sono accusati dal pm Di Serio di peculato perché, secondo l’accusa, si sarebbero «appropriati di circa 75 mila euro». L’ex sindaco, sempre secondo l’accusa ancora tutta da provare, avrebbe «omesso intenzionalmente di evidenziare all’Ente comunale il mancato riversamento trimestrale delle somme incassate dalla Sican» mentre Di Fiore e Cipolletta, sempre secondo la procura, avrebbe «trattenuto le somme incassate dai contribuenti per poi trasferirle sui loro conti personali e destinarle a scopi privati».

Una versione smentita, ieri, da Di Fiore che ha spiegato al gip di condurre una vita «modesta». Complessivamente, la Guardia di finanza contesta ai tre di aver «distratto» dal 2008 al 2014 oltre 400 mila euro che, sempre secondo l’accusa tutta da provare, sarebbero stati usati per «scopi personali». (p.au.)

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