L’Arta: «La discarica è ancora pericolosa Subito la bonifica»

Il direttore dell’Agenzia Dionisio lancia un nuovo allarme «Serve un piano di smaltimento del materiale sotterrato»
BUSSI. «L'Arta ha la competenza istituzionale del controllo attraverso il monitoraggio: siamo il termometro, non la cura. E il termometro dice che la progressione inquinante è in corso. C'è quindi una situazione di allarme resa ancora più emergenziale dall'assenza di un piano di bonifica credibile». Il nuovo allarme sulla discarica dei veleni di Bussi sul Tirino arriva stavolta dal direttore generale dell'Agenzia regionale di tutela ambientale (Arta) Maurizio Dionisio. «Che cosa si dovrebbe fare immediatamente?», dice il direttore generale, «rimuovere completamente gli inquinanti presenti in grosse quantità. Occorre una non più rinviabile grande opera di bonifica che deve essere attuata con particolare cura e con la previsione di un complesso piano di smaltimento». In tal senso, il tecnico critica la decisione del ministero dell'Ambiente del precedente governo di cancellare, nel dicembre 2019, il provvedimento di aggiudicazione del bando di gara per la bonifica assegnata già alla Dec Deme nel 2018, con circa 50 milioni di euro di fondi pubblici: un'azione cui doveva seguire l'intervento privato della Edison. Una revoca annullata dal Tar con il ministero che ha impugnato il provvedimento davanti al Consiglio di Stato. Consiglio di Stato che si esprimerà nel merito il 13 maggio. «A Bussi il principio giuridico del chi inquina paga non viene ad oggi rispettato», sostiene Dionisio, «il capping non basta a contenere i veleni chimici delle mega discariche. E una responsabilità ce l'ha il precedente vertice ministeriale che ha incredibilmente annullato la gara. Gara che avrebbe potuto consentire già da tempo l'avvio della bonifica».
Intanto, c’è da registrare anche una polemica politica sollevata dal centrodestra in merito alla relazione presentata alla stampa nei giorni scorsi dal consigliere regionale del Pd Antonio Blasioli, presidente della commissione d’inchiesta su Bussi: «Blasioli ha commesso una grave scorrettezza istituzionale. Il presidente di una commissione d'inchiesta deve essere super partes nell'esercizio del suo ruolo. Il documento presentato deve essere ancora esaminato da tutti i commissari e, prima che approdi in consiglio regionale per la relazione finale e il dibattito, doveva restare riservato». Pronta la replica del centrosinistra: «Si tratta di un lavoro chiuso, messo a disposizione dei commissari già dal 4 marzo».
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