L’arte dei cartapestai e la tradizione dei Carri

13 Febbraio 2020

FRANCAVILLA. È in un grande capannone a due passi dalla stazione di Francavilla che i maestri cartapestai lavorano da mesi per l’allestimento dei carri allegorici, tipici del Carnevale. Ad aprirci le...

FRANCAVILLA. È in un grande capannone a due passi dalla stazione di Francavilla che i maestri cartapestai lavorano da mesi per l’allestimento dei carri allegorici, tipici del Carnevale.
Ad aprirci le porte di un mondo fatto di passione e tradizione sono Tony Miccoli, il direttore artistico, suo fratello Franco e Gabriele Petraccia. In sottofondo una cassa suona Don Raffaè di Fabrizio De André, che lì accompagna nel loro meticoloso e lungo lavoro. Si fa quasi fatica a camminare tra i cinque carri, ormai quasi pronti, le sagome in gesso e argilla, i blocchi di polistirolo, secchielli pieni di colla, vernici e ogni altro elemento utile alla decorazione. Ma il risultato, già visibile, è una festa per gli occhi. Il carro dei Puffi è quasi pronto, su quello della Famiglia Addams si mette a posto l’organo. C’è poi l'altro dei Blues Brothers, quello immancabile di Patanello, che necessita solo della pittura, mentre bisogna correre per ultimare la struttura dedicata al “mondo in fumo”, con un omaggio a Greta Thunberg.
Del grande mappamondo c'è solo la struttura, ma gli artigiani assicurano che per la prima sfilata di domenica tutto sarà pronto. «In questi ultimi giorni lavoriamo senza sosta, dalla mattina all’una di notte», dicono Franco e Gabriele, cartapestai per passione da una vita. «Veniamo dalla stessa famiglia, abbiamo ereditato quest’arte e la portiamo avanti tra mille sacrifici e la soddisfazione nel vedere il lavoro finito», continua Gabriele, agente di commercio oggi in pensione, che dedica buona parte delle sue giornate alla preparazione dei carri. «La prima edizione fu quella del 1956. Noi eravamo piccoli, ma ricordo che quell’anno il tema erano i dischi volanti perché c’erano stati parecchi avvistamenti degli ufo. Ma venne giù una nevicata talmente fitta che costrinse gli organizzatori a rinviare la sfilata». E Franco, titolare di una falegnameria nella vita di tutti i giorni, aggiunge: «Dopo che il direttore artistico sceglie i temi, da ottobre s'inizia la preparazione dei carri. Prima con ritmi più blandi, ma da Natale in poi si intensifica. Per scegliere i soggetti ci si muove sempre tra politica, satira e attualità: quest’anno avremmo voluto farne uno sulle Sardine, ma non c'è stato tempo».
Solo di materiali, se ne vanno almeno 30mila euro, a cui bisogna aggiungere poi l’allestimento e l’animazione. A richiamare l'interesse però, è senza dubbio il procedimento per la lavorazione e la realizzazione della cartapesta, arte ormai più unica che rara. E Franco e Gabriele la spiegano: «Intanto diciamo che qui lavorano una decina di persone più o meno fisse, che raddoppiano negli ultimi giorni. La cartapesta, che poi viene usata per dare forma alle figure, si ottiene da una struttura in ferro, sulla quale viene messa l’argilla, modellata in base all’oggetto da realizzare. Sopra l’argilla si applica il gesso. Una volta essiccato, il gesso, che ha preso forma, viene rimosso e al suo interno si attaccano pezzi di carta imbevuti nella colla vinilica o in quella di farina. Quindi si lascia essiccare, la carta viene staccata dal gesso, anche grazie a una cera che serve a non farla attaccare, ed ecco che viene fuori la forma in sola cartapesta». Ed è proprio questa che poi viene montata sui carri, sulla base di una struttura portante fatta di legno e metallo e un rivestimento a nido d'ape. La stessa dove Tony e Franco continuano a lavorare per sistemare l'organo della Famiglia Addams.
Il tempo da queste parti è prezioso, le lancette dell’orologio corrono e gli artigiani si rimettono all’opera. «Vuoi un po' di musica», chiede Gabriele a Tony. «Mettimi un rock anni '70». La cassa riparte, le attività pure. Mancano solo cinque giorni alla prima sfilata. E per domenica tutto sarà pronto. Ancora una volta. Come avviene da 65 anni.
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