L’artista fu ispirato a Tocco
Francesco Paolo Michetti (1851-1929) dipinge “La Figlia di Iorio” nel 1895 con tempera su una tela di 550 x 280 centimetri. Il quadro è oggi conservato nella sede della Provincia, nella sale che...
Francesco Paolo Michetti (1851-1929) dipinge “La Figlia di Iorio” nel 1895 con tempera su una tela di 550 x 280 centimetri. Il quadro è oggi conservato nella sede della Provincia, nella sale che porta proprio il nome del quadro di Michetti. Per realizzare l’opera l’artista si ispira a una scena vista a Tocco da Casauria, suo paese natale, della quale racconta Gabriele D’Annunzio, che nel 1903 compone una tragedia in tre atti pure intitolata “La figlia di Iorio”: «Vedemmo», riferisce D’Annunzio, che assiste alla scena insieme al pittore, «irrompere nella piazzetta una donna urlante, scarmigliata, giovane e formosa, inseguita da una torma di mietitori imbestiati dal sole, dal vino e dalla lussuria».
Michetti ritrae poi la fanciulla in un ambiente naturale, con lo sfondo dominato dalla Maiella ripresa da Orsogna, dove realizza lo studio del dipinto. La giovane passa accanto a degli uomini che la osservano indossando un lungo abito rosso e il capo coperto, per celare la sua procacità e sottolineare la propria innocenza.
La modella scelta per la donna è Giuditta Saraceni, una diciannovenne di Orsogna. A ogni persona, seduta o sdraiata, viene affidato un sentimento diverso. Il primo da sinistra, con uno sguardo malizioso, è un autoritratto dello stesso Michetti; il terzo personaggio ha un atteggiamento che sembra richiamare i vicini alla compostezza;, un altro forse lancia una frase d’invito e, un altro ancora, ha uno sguardo trasognato e stregato dalla donna.
Michetti ritrae poi la fanciulla in un ambiente naturale, con lo sfondo dominato dalla Maiella ripresa da Orsogna, dove realizza lo studio del dipinto. La giovane passa accanto a degli uomini che la osservano indossando un lungo abito rosso e il capo coperto, per celare la sua procacità e sottolineare la propria innocenza.
La modella scelta per la donna è Giuditta Saraceni, una diciannovenne di Orsogna. A ogni persona, seduta o sdraiata, viene affidato un sentimento diverso. Il primo da sinistra, con uno sguardo malizioso, è un autoritratto dello stesso Michetti; il terzo personaggio ha un atteggiamento che sembra richiamare i vicini alla compostezza;, un altro forse lancia una frase d’invito e, un altro ancora, ha uno sguardo trasognato e stregato dalla donna.

