L’artista fu ispirato a Tocco

1 Febbraio 2020

Francesco Paolo Michetti (1851-1929) dipinge “La Figlia di Iorio” nel 1895 con tempera su una tela di 550 x 280 centimetri. Il quadro è oggi conservato nella sede della Provincia, nella sale che...

Francesco Paolo Michetti (1851-1929) dipinge “La Figlia di Iorio” nel 1895 con tempera su una tela di 550 x 280 centimetri. Il quadro è oggi conservato nella sede della Provincia, nella sale che porta proprio il nome del quadro di Michetti. Per realizzare l’opera l’artista si ispira a una scena vista a Tocco da Casauria, suo paese natale, della quale racconta Gabriele D’Annunzio, che nel 1903 compone una tragedia in tre atti pure intitolata “La figlia di Iorio”: «Vedemmo», riferisce D’Annunzio, che assiste alla scena insieme al pittore, «irrompere nella piazzetta una donna urlante, scarmigliata, giovane e formosa, inseguita da una torma di mietitori imbestiati dal sole, dal vino e dalla lussuria».
Michetti ritrae poi la fanciulla in un ambiente naturale, con lo sfondo dominato dalla Maiella ripresa da Orsogna, dove realizza lo studio del dipinto. La giovane passa accanto a degli uomini che la osservano indossando un lungo abito rosso e il capo coperto, per celare la sua procacità e sottolineare la propria innocenza.
La modella scelta per la donna è Giuditta Saraceni, una diciannovenne di Orsogna. A ogni persona, seduta o sdraiata, viene affidato un sentimento diverso. Il primo da sinistra, con uno sguardo malizioso, è un autoritratto dello stesso Michetti; il terzo personaggio ha un atteggiamento che sembra richiamare i vicini alla compostezza;, un altro forse lancia una frase d’invito e, un altro ancora, ha uno sguardo trasognato e stregato dalla donna.