L’assassino: «Ho perso la testa Aliona vedeva un altro uomo»

11 Giugno 2020

Dopo la chiusura dell’inchiesta, l’albanese Roland Bushi parla dal carcere in videoconferenza La sera prima dell’omicidio l’indagato ha aggredito un muratore che usciva con la ragazza moldava

FRANCAVILLA AL MARE. «Ho scoperto che stava frequentando un altro uomo e ho perso la testa. Sono pentito di quello che ho fatto: vorrei stare io sotto terra al suo posto, perché lei meritava di vivere». Parla dal carcere Roland Bushi, l’albanese di 28 anni che ha ucciso Aliona Oleinic, la ragazza moldava di 33 anni colpita con undici coltellate a Francavilla e morta in ospedale a distanza di 45 giorni. Durante l’interrogatorio, richiesto dopo la chiusura delle indagini, l’assassino risponde in videoconferenza alle domande del sostituto procuratore Lucia Anna Campo e fornisce la sua versione sull’aggressione avvenuta lo scorso 3 settembre.
«Io amavo Aliona», dice Bushi, assistito dall’avvocato Antonello D’Aloisio, «avevamo iniziato una storia: conoscevo anche sua madre, sua sorella e i nipoti. In precedenza, era proprio lei che mi cercava. Ogni tanto avevamo delle discussioni. Poi ho capito che si stava vedendo anche con un altro uomo e allora ho chiesto chiarezza perché volevo una relazione con lei». Dalle indagini condotte dai carabinieri di Francavilla è emerso che, il giorno prima delle coltellate, Roland era andando a casa di Aliona per chiarire; mentre stavano parlando davanti all’abitazione, è arrivato un uomo in macchina che ha fatto cenno alla donna di raggiungerlo. A quel punto l’albanese è andato su tutte le furie e ha preso a pugni lo sconosciuto. A raccontare l’episodio davanti agli investigatori è stata la stessa persona aggredita, di professione muratore, che però non ha sporto denuncia.
«La notte prima dell’aggressione ad Aliona ho dormito pochissimo, un’ora al massimo. Al mattino ero ancora ubriaco e sotto l’effetto della droga (non ha specificato quale, ndr). Ero uscito per andare al lavoro, ma in quelle condizioni non potevo farcela. Allora sono andato da lei per avere un chiarimento perché non mi rispondeva. Quando l’ho vista uscire, ho chiesto di parlarle, ma Aliona si è rifiutata, dicendomi di andare via. A quel punto sono entrato nella recinzione e le ho preso un braccio, chiedendole di entrare in casa. Poi sono arrivate la mamma e la sorella, che conoscevo bene: una mi tirava e l’altra mi spingeva. Io non ho capito più nulla: ho perso il senno, ricordo di averla colpita una volta ma non so dire poi quante altre volte ancora. Sono sicuro però che, a un certo punto, Aliona mi ha detto una frase del tipo: “Ma tu così mi volevi, morta mi volevi?”. A quel punto mi sono fermato e ho capito ciò che era accaduto. Quelle parole mi hanno come risvegliato. Mi sono reso subito conto di aver fatto una cosa gravissima e ho anche chiamato i soccorsi. Sono stato io ad indicare ai carabinieri dove si trovava il coltello che avevo buttato oltre la recinzione della casa».
Perché aveva con sé il coltello da cucina? «Lo usavo quando andavo a lavorare», risponde Bushi, che di mestiere faceva il muratore, «anche perché in quel periodo non avevo un domicilio fisso, quindi lo utilizzavo durante il pranzo». Dalle carte dell’inchiesta sono spuntati anche alcuni messaggi in cui l’assassino insultava Aliona. «È vero, li ho mandati io. Ma erano messaggi che invio solo nei momenti di rabbia. Abbiamo parlato spesso al telefono e ci siamo sempre chiariti». Il prossimo passaggio sarà la richiesta di rinvio a giudizio. Bushi deve rispondere di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. Un’accusa da ergastolo. La difesa chiederà l’ammissione al rito abbreviato che, in caso di condanna, prevede la riduzione di un terzo della pena.
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